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mercoledì, ottobre 13, 2010

Just a quick note.. : Primo Cioccolato Party @ Chantilly!

Allora, niente preamboli perchè la latitanza è tanta e temo perdurerà.. poco tempo o forse concentrazione o magari slancio per affrontare attivamente la vita da blogger, lettrice una tantum lo sono ancora dei vostri blogghettini :o)
Foto ce ne sarebbero millllllemila da postare, ciacole da condividere altrettante, ma prima o poi magari tornerò su questi schermi, vedrem..
Intanto just a quick note, che quando ce vò, ce vò!
Per tutti i Longobardi-veneti-altoemiliani all'(eventuale)ascolto (ovviamente anche tutti gli altri che si trovassero in queste zone in quei giorni!): non credo questo bistrattato blog abbia una gran risonanza, ma ci tento a diffondere, se possibile, la news:

da questo sabato (16/10): week-end al cioccolato alla golosissima Gelateria Chantilly di Moglia!
Inutile dire che io in siffato luogo della perdizione golosastra ci pianterei la tendina ^.^, già degustato con fauce (nonché toccato con mano) plurimi gelatini e creazioni superbuone di Greta e Massimo, vi consiglio caldissimamente la capatella se vi capita di essere in quelle zone bassomantovane-altoemiliane (non solo in occasione del Cioccolato Party!).
Quoto la rassegna stampa (mica coteche!):
"Chantilly, vi proporrà degustazioni di prodotti rigorosamente artigianali, da lei ideati e creati: Gelato al cioccolato fondente criollo venezuela con perle croccanti, Salame al cioccolato, Chocomousse, Sangue morlacco Luxardo e Boule fondente monorigine con Grue' di cacao, Crema spalmabile su biscotto di frolla al cacao."

Il commento che mi viene più spontaneo è.. USSIGNUR!!
Che goloserie!
..Un applauso ai padroni di casa Pasticcioni per le ideuzzole sempre notevoli!
Basìn!

martedì, giugno 16, 2009

Postilla Littizzettiana mensile!

Chissenefrega dell'amore
Che cretinate, i discorsi sull'amore.
Il cicì e cicià che si fanno gli amanti.
Parole, parole, parole...
si magonava già la Mina sorbendosi il Lupone scialato inzuccherose moine.
«Io credo che l'amore...»
«Io penso che amarsi significhi...
«Io sono convinta che per stare bene insieme...»
Ma chissenefrega!
Silenzio.
Lasciamo parlare Agnesi.
Che ci plachi una volta per tutte riempiendoci la pancia
con un piatto di pasta al sugo.
Abbiamo bisogno di rifarci un'incoscienza.
L'istante poi passa,
diventa distante,
che stupidi siamo a sporcare l'istante...
Le donne poi sono delle fuoriclasse della
paranoia
sentimentale.
Adorano
agonizzare nell'amore
come
farfalle cadute nel
vin santo.
Inzigano dubbi,
pretendono conferme,
anelano dichiarazioni solenni.
E gli uomini?
Beh.
Scappano.
A volte lo fanno con crudeltà divina lasciandoci il cuore incimurrito per anni;
altre di fretta, come Gianni Bella, dimenticandosi persino le mutande tricolori,
altre ancora spariscono come in un'illusione ben riuscita del mago Copperfield.
Ci sta bene.
Così impariamo a tenere la lingua al caldo.
Ma possibile?
L'amore eterno ce l'hanno raccontato i poeti,
ma quando la vita media era di trenta anni.
Adesso
che campiamo ben oltre i settanta,
abbiamo un esubero di quaranta.
Li vogliamo passare tutti nel gorgo?
Strappandoci
i capelli a mazzi come nei drammi russi?
Basta saperlo.
La felicità va attesa e non pretesa...
ca custa lon ca custa
[costi quello che costi].
Com'è che dicevano in Stand by Me?
«Le cose più importanti sono le più difficili da
dire perché le parole le rimpiccioliscono.»
E allora zitte.
Sttt! Come sarà lo scopriremo solo vivendo. Se siete delle
fidanzate tormentate
o peggio ancora delle mogli intristite
ecco il consiglio di mia nonna:
«A volte per il bene della coppia bisogna mordere l'aglio e dire che è dolce».
Una volta pensavo fosse un brutto insegnamento ma
adesso penso l'esatto contrario.
Per far durare l'amore
bisogna usare il buonsenso.
Tacere quando è il momento,
lasciar correre,
chiudere gli occhi
e aspettare che passi la
bufera.

Tratto da "Sola come una gamba di sedano",
Luciana Littizzetto, ed. Mondadori.

giovedì, maggio 28, 2009

Una sorpresa FabDOlosa ^----^ [e dei muffin altrettando FabDOlosi eh!]

Beh beh beh..
oggi rientro in casa e mi trovo un pacco sul letto..
grosso anche!
Bah..
cuuuus'è?!??
Apro...

Una pazza!!
La mia Dodoinaaaaaa!!



Fiorellini, libricini, letterine, ricettine, mollettine, caramelline..! Di tutto di piùùù! Saltava sempre fuori qualcosa!!! Un architetto non ce l'avrebbe fatta a incastrare tutto sto ben di Dio in qualche centimetro meglio eh!!
Persino un fantastico stampo per speculoos che cercavo da taaaaaanto tempo.. ^.^


E taaaaanto..
ma taaaaaaaaaaaanto..
ma proprio taaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaantissimo soulfood!
;o)))


Niente, siccome le emozioni e le sorprese non si trasmettono via blog.. vi lascio solo immaginare la sorpresa beeeellabellabella che è stata,
you've made my day Dodouzzolina mia!!
Anche gli stickers della Billa.. che due donnine fabDOlose.. ^---^

Grazie ancora Donatella adoratina mia!

E in postilla, questi qui sopra sono i muffin, o meglio, i sopravvissuti (che ne son venuti una marea e ne ho già magnati e fatti magnà un'ulteriore marea!) che proprio ieri, matupppppènza, ho scopiazzato dal tuo blogghettino, di una sciolglievolezza quasi Lindt d'or.. ;-DDD
Quasi più tortine paradiso mignon che muffin!
Superapprovate da me, ma da tutti quelli che oggi se li son passati, anche ;))
Per ora ve la linko direttamente da Do,
poi magari con più calma ve la trascriverò per comodità! ^.^

Ancora una volta grazie Do,
schatje mio,
nonché tanti kusje!!
[schcusasssse eventuali accordi di genere e / o numero fuori posto!.. che co' l'olandese siam indietrino sa.. ;-DD ]

giovedì, maggio 07, 2009

Nel Regno di Epiland [anche se ad arrivare è la BELLA stagione.. a quanto pare..forse..!]


Nel Regno di Epiland

Rassegniamoci. La brutta stagione arriva sempre. Si
spatasciano i cachi, marciscono nei boschi le castagne,
ribollono i tini rallegrando le anime (ma quando mai)...
E la donna del Duemila? Lei, che vuole volteggiare
sull'abisso del suo essere femmina e donna a tutti i costi, in
autunno può smettere finalmente di strapparsi i peli o
deve continuare a frequentare il meraviglioso mondo di
Epiland? Son problemi. Anche se abbiamo già ritirato in
naftalina la mini giropassera, dobbiamo continuare la
tortura? E dico tortura a dispetto di quelli che sostengono
che la ceretta non faccia male. Certo. Bruciarsi i peli
col kerosene fa molto più male. C'è chi dice addirittura
che il pelo sia una cosa molto naturale e femminile.
Come l'imene. Grazie. Però il pelo invece di sparire cresce.
Se io non mi sto dietro, sulle cosce mi spunta un prato
verde. La mattina mi sveglio con la rugiada! E poi a
casa da sola non me la faccio la ceretta, perché tanto so
come va a finire. Metterla la metto, ma toglierla... ciao!
Mission: impossible! Mi tengo 'sti fuseaux marron glacé e
aspetto che si sciolgano come i ghiacciai d'alta quota.
Una soluzione molto pratica a questo punto potrebbe
essere andare in bici a occhi chiusi. È un attimo rasparsi
fino alle caviglie e, poi, tolte le croste, tolto tutto. Oppure
puoi provare con la depilazione definitiva. Però ci
vuole un sacco di tempo. Una mia amica l'ha fatta. Ci
ha messo tre anni. Adesso non ci ha più un pelo sulle
cosce... ma ci ha una barba!
Pare persino che i peli siano lunatici. Che crescano
seguendo le lune. Quindi bisognerebbe stare attente. Fare
un paio di conti. Allora pensavo: ma se vanno a lune, ci
avranno pure qualcosa a che fare coi segni zodiacali.
Donna leone? Ci ha il crinierone: Donna pesci? Fortunata.
Ci ha le squame. E donna toro? Ci ha le corna. Beh.
Purtroppo quelle se le tiene. Non c'è ceretta che tenga.


Luciana Littizzetto, da "Sola come una gamba di sedano"

venerdì, luglio 20, 2007

Sempre del bel donnino di "Meglio cambiare, NèH??!"...

Immagine di Pietro Zazzetta, "Coppia"


Non esistono uomini perfetti. Per noi.

Ma ritorniamo alle questioni di cuore.
Siete pronti per un altra grande verità?
Bene.
Non esistono uomini perfetti.
Esistono uomini perfetti per noi.
E questo vale anche per le donne.
E' come se fossimo pezzi di un puzzle.
Se ci abbiamo una gobbetta a destra,
una gobbona a sinistra e la punta in alto,
dobbiamo trovare l'incastro con un pezzo con la gobbetta a sinistra,
possibilmente senza gobbone e magari con la punta in basso.
Facile?
Per niente.
Bisogna fare un sacco di prove.
É raro trovare al primo colpo il pezzo giusto.
Qualcuna ci riesce.
La maggior parte fa finta.
Altre ancora provano e riprovano.
Sarà che hanno un difetto di fabbricazione
oppure non si accorgono che il pezzo di puzzle che cercano da anni sta
lì,
a due centimetri dal loro naso,
nascosto dal pizzo del centrino.
Inutile farsene una colpa.
Quello che abbiamo lasciato tra pianto e strider di denti non era un cretino,
egoista,
lurido scarafaggio.
Magari a ben guardare lo era anche.
Ma prima di tutto era un boy che non andava bene per noi.
Ci abbiamo provato.
Si ricomincia.
Palla al centro.
Vogliamo mica strapparci i capelli a ciuffi come Clitennestra al culmine della tragedia?
Va be' che adesso vanno di moda le estencion,
ma francamente non mi sembra il caso.
E comunque tutto questo sperimentare
non è mica così faticoso come picconare il carbone in miniera.
Ha i suoi bei lati positivi.
Si conosce gente,
si passa il tempo,
ci si trita il cuore e ci si rompe le corna.
Ma si va avanti.
E si vive,
porca miseria.
Io li detesto quelli che hanno così paura della vita che campano
criticando quello che fanno gli altri,
stando immobili come pezzi di dolomite.
Neanche di iceberg,
perché quello ogni tanto per via delle correnti si muove.
Non so se vi è mai capitato.
Sono coppie dall'amore decrepito che passano il loro inutile tempo sparlando.
Non vedono l'ora che qualcosa agli altri vada storto,
almeno hanno argomenti.
No, grazie.
Preferite vivere.
E se sbagliate,
consolatevi.
Sta scritto che
«ogni nuova fede nasce da un'eresia».

Tratto da Luciana Littizzetto, "Sola come un gambo di sedano", Mondadori, 2001

mercoledì, luglio 11, 2007

Ciambella rustica con ripieno di amaretti, ricotta e cacao


Oggi grande necessità di adrenalina, il caffè non funziona:
Scatman John con "Scatman" (1994).. che è stato uno dei miei primi tormentoni estivi, mi ricorda i primi festivalbar, le prime uscite alle fiere di paese, insomma: mi viene da ballare!

Ieri alle h 18.55.57 m'arriva un sms... chi sarà? Fra e Ema (coinqui), che dalla biblioteca hanno il coraggio di scrivere ciò (cito):
"Dì la verità, stai morendo dal caldo vero? Io e la Fra ti stiamo a fa' un cappotto... In realtà questo msg è per sapere se sei all'opera in cucina. Voglia di sboldro!"
..al che io scrivo che per fare un dolce non son mica SHPIRATA, ma che avevo pensato di impastare la pizza, ma poi non c'era nessuno che mi istigasse alla violenza e non l'avevo fatta. E se la volevano supervelox di fare uno squillo che la Mary Poppins che è in me si metteva a spignettà comunque.
h 19.14.33: "La Fra è contro i carboidrati e sai già per cosa parteggio. Quindi all'unisono DOLCE!"...
Uffiiiiii...uffiiiii...non mi viene, non c'ho voglia... Antò...fa cardooooo... Vabbeh, risoluzione: lo faccio, ma poi se viene 'na scifèz ve la magnate uguale e i piatti da lava' so tutti regali pe' voartre!
;-))) Do ut des...
Vado sul sicuro, faccio una ricettina della zia, però stravolgo tutto... va beh, mantengo la pratica...
Tiro fuori tutto, ciàpa chì ciàpa là.... grembiulino giallo della Annina, nel tascone lettore mp3 a pallissima e gnàmo! Creo...
h 19.28.21: "Ti sei SHPIRATA?"
sìììììì maledette r***********i, con Mediomaniana enfasi (ce lo diciamo sempre, non preoccupatevi, è tutto nella norma!)...
Tornano e si ritrovano sbaffata sul tavolo a raffreddarsi prima di ribaltarla la loro ciambella rustica, va bene per la colazione eh bambine, vi addolcisce il risveglio alla Mulino Bianco!?? Evidentemente sì, se quando mi sono svegliata la mattina per fare le foto all'interno sul tavolo dell'interno rimaneva quello che c'è nelle foto!! Anveeeeeeedi li licantropi so' passati!! Attila flagello di Dio proprioooooo!
;-)))))

La ricetta in teoria è di mia zia Claudia, io in realtà ho mantenuto la pratica e gli ingredienti (a parte l'aggiunta di poco cacao), ma ho cambiato un po' le dosi... sapendo di dover fare dosi "massicce" per coinquiline-licantrope: vi metto direttamente le mie:
Ingredienti:
(forever scatolino come scatolino vuoto di yogurt, da 125 ml)

impasto:
6 scatolini di farina
2 uova
1 scatolino di latte
1 scatolino di zucchero per l'impasto
1 bustina di lievito per dolci
100 gr di burro
ripieno:
200 gr amaretti (= 1 scatola)
250 gr di ricotta se possibile fresca
1/2 scatolino di zucchero
1 cucchiaio di cacao amaro (facoltativo)
1 uovo

In una ciotola sbriciolare grossolanamente gli amaretti (se, beati voi, ce l'avete, usate un mixer e polverizzateli)
Preriscaldare il forno a 180°C. Sciogliete a bagnomaria il burro e lasciate raffreaddare un po'. Imburrare ed infarinare leggermente una tortiera per ciambella.
Poi setacciare la farina, lo zucchero e lo lievito e disporlo in una ciotola a fontana. In un'altra ciotola mescolare velocemente le uova, il latte e il burro intiepidito (un po' in stile muffin, divisione ingredienti secchi ed ingredienti liquidi). Versare il composto liquido nel buco della fontana creata e lavorare velocemente con un cucchiaio di legno, poi se vedete che il composro è troppo duro, lavoratelo con le mani (ebbene sì! E' il suo bello e la sua stranezza... sarà per quello che mia zia la chiama rustica??? Mah..sono i misteri delle ricette famigliari!). In un altra ciotola mescolare la ricotta, 1 cucchiaio di cacao (facoltativo, non presente nella ricetta di mia zia), il mezzo scatolino di zucchero e gli amaretti sbriciolati.
Ora trasferire con le mani circa metà dell'impasto più o meno uniformemente (eh, si chiama rustica quindi si ha anche la licenza poetica giustificata di essere "ruspanti"!), poi disporvi sopra il ripieno preparato prima e ricoprire con il restante impasto sempre con le mani a mo' di pezza...
Poi infornate a 170°C per 40-45 min, considerando che comunque l'interno non si asciugherà del tutto perchè è presente la ricotta.
Guardate che sembrerà magari strana da fare e non il massimo da vedere, ma da magnà, ve lo assicuro, Sò SODDISFAZIONI! E risulterà anche soffice, anche se crederete che potrebbe diventare un piccolo mattoncino, invece vi stupirà con effetti speciali... va beh dai, fly down... sto a esaggerà, ma nzomma l'è bona, per colazione, ma se ve la devo dire tutta io e Sonia l'abbiamo anche utilizzata come cena-coccola con il latte caldo! Farà un po' inverno ma ci stava proprio!

LA DONNA FINOCCHIO.

Precisiamo.
Esistono al mondo donne finocchio-femmina
e donne finocchio-maschio.

Ecco.
Quest'ultimo è un caso che non ci riguarda
(chie­dete a Platinette).
La donna finocchio-femmina è spesso incinta.
Ed è un' ottima madre.
Solida e protettiva.
Devi avere pazienza se vuoi arrivarle al cuore.
Ma niente smancerie.
Tocca toglierle con calma tutte le difese,
strato dopo strato.
Non è fatta per i sentimenti focosi e le notti calienti.
Va amata cruda.
Mordicchiata un po' alla volta.
Pur essendo grassoccia,
è tosta e tonica.
Non ci ha un filo di cellulite.
Amare una donna finocchio fa bene alla salu­te.
Libera dalle scorie e non appesantisce lo stomaco.

Tratto da : Luciana Littizzetto, "La Principessa sul pisello", Mondadori, Milano, 2002

martedì, luglio 10, 2007

Rimpatriate Pisane

Riassunto fotografico con A) autoscatti plurimi in stile Blair witch project, B) revival della scena di Jessica di "Viaggi di nozze" di Verdone con la banana al ristorante.. presente?
va beh, noi ci siamo limitate al bar... e C) lezione delirante di ginnastica on the beach..in questo caso più on the grass, della Fra...
dovete capire che il caldo fa brutti scherzi...
;-P

Stavolta i Cake con "Perhaps, perhaps, perhaps" (1996), fantastica cover, perchè Sonia si è messa a cantarla tra il lungofiume e i portici... e giù di coretti!
PISA: C'ero stata da piccola, poi pochi mesi fa a marzo, ma avevo visto poco per forza di cose e ci sono ritornata un'altra volta e stavolta mi è proprio piaciuta!
Sabato scorso parte dell'allegra brigata-coinqui "rincoglionite dal troppo caldo" ha fatto una gitarella a Pisa, per dare un bacino ad Heidi, nostra ex-coinquilina, donnina austriaca in arrivo, munita di fidanzato Mirko, direttamente da Vienna per prendere, la poverina!, un traghetto Livorno-SARDEGNA per due settimane..uff!!
Dopo che lei c'era venuta a trovare a marzo , le avevamo promesso che saremmo andate noi a trovarla... ma il fantastico post-it che ci ha appiccicato sul frigo con le offerte low-cost per i voli per Vienna è ancora parcheggiato lì,quindi un paio di settimane fa in msn mi ha intimato di comvincere le altre pulzelle a farci una gitarella per farci perdonare e raggiungerla per un salutino veloce... se no ce menava! Convinte almeno Fra e Sonia, siam partite, ovviamente facendo le nostre inimitabili volpate di uscire di casa in ritardo, per poi correre come pazze scatenate per quel paio di chilometri che portano da casa nostra alla stazione, ma mica due chilometri da padania, no, 2 km senesi, che sono un saliscendi assicurato che per un'antisportiva come me significano scene da risata assicurata con rantoli agonizzanti da mal di milza che ve lo raccomando! ;-)))
Ovviamente poi, mandato un sms agonizzante alla Ietti anche lei alle prese con il fantastico mondo dei ritardi delle fs, (Iettiiiiii, m'è troppo spiaciuto non esserti venuta a salutare domenica, ma ero collassante a letto con pressione raso terra e stanchezza arretrata.. gioventù assolutissimamente bruciata! AMMETTO! Perdono perdono perdonoooo con CaterinaCaselliana enfasi!), salite sul treno al pelo con la lingua a terra per l'impresa agonistica, il treno è partito con più di 20 minuti di ritardo, come è ovvio che sia, scene più che ripetute al ritorno ovviamente, ma dopo anni e anni di fs e bonus di risarcimento sono un'esperta in materia e parto assolutamente munita di cuore in pace e pace dei sensi o più che altro delle incazzature in tasca, con la consapevolezza di non sapere non solo quando arrivo, ma di solito manco quando parto, ma so' sempre dettagli! Basta partire col lettore mp3 stracarico, un bel libricino e l'immancabile rivistina di cucina, il cui acquisto è un rito prima di ogni viaggio semi-lungo con qualsiasi mezzo, a costo di perdere il treno. Stavolta mi ha ispirato la serie oro di cucina moderna di questo mese, su pomodori, melanzane e peperoni, fenomenale!
...Vaniglietta, Sonia, Fra, Heidi: sul prato dei Piazza dei Miracoli, all'ombra della Torre di Pisa e del Battistero...

Nell'attesa dell'arrivo dell'Heidina con "consorte", l'abbiamo buttata sul culinario:

- appena arrivate siamo capitate in un mercatino della frutta in una zona di Pisa particolarissima, che a Pisa proprio non sembrava di essere, dove da marito e moglie indiani troppo belli e gentilissimi abbiamo comprato, da personcine serie, pesche e banane per gli spuntini della giornata,
- seconda colazione con sfogliatina di riso alla crema e caffè macchiato, come da foto,
- ho assaggiato uno dei piatti tipici, la Focaccia con la cecina, nel localino dove, a detta di un'amica di Fra che ci studia da anni e che ce l'ha assicurato, lo fanno meglio... ma non mi ricordo il nome del posto!! [Però mi ricordo come tornarci, che è ciò che importa..;-P]. Buonissima, droga pesante quasi quanto il ciaccino di Siena;
- ho scovato per caso una gelateria fe-no-me-na-le sul lungofiume, dove ho mangiato uno dei gelati più buoni della mia vita... lì, rinfrescato il neurone col gelato, mi sono ricordata di prendere il bigliettino, sono addirittura muniti di sito:
Gusti???
io: - CREMA DI ZAFFERANO
- LIME E MENTA (vera, in tante fogliolineeee...commovente!!)
Ovviamente ho assaggiato anche quelli delle compari... ;-D
Fra: zafferano come il mio, e VANIGLIA DI TAHITI... bòòòna!
Sonia: granita al THE VERDE E MENTA, il the verde si sentiva ed era fantastico!
Li vorrò assolutamente ricreare, quando avrò regalato la gelatiera a mia mamma...

Poi abbiamo finalmente recuperato Heidi e Mirko, che dopo 11 ore di macchina di cui parecchie di coda nella zone di Mestre, ovviamente, sono arrivati e ci siamo corsi incontro con scene degne delle migliori carrambate... Mirko, sei sempre un mito: ogni volta che ci vediamo ci regala una confezione di Toffifee... inutile dire che HA CAPITO TUTTO DELLA VITA... o anche solo di chi si ritrova davanti! Cavolo, l'abbiamo sfruttato come fotografo e gli abbiam fatto manco una fotina... vabbeh, ELOGIOOOO a mille sempre e comunque, noi tifiamo lo sposalizio da mò! (E siam già giunti alla convivenza, vedi che ci prendiamo con le amorose previsioniiii! ^-^).
Heidina bella, brava e austriaca inside come sempre, ci fa sempre schiantare... la prossima volta se non veniamo noi a Vienna ce puoi ufficialmente menà!
Detto ciò, sono pure un po', oltre che patata e carota, donna ravanello, ho chiuso il cerchio...
LA DONNA RAVANELLO.

Piccola di statura,
veloce di pen­siero,
disillusa di cuore.
In qualsiasi situazione trova il modo di arrangiarsi.
È spiritosa e sagace.
Disordinata,
non ama le convenzioni
e detesta le interminabili sedute dal parrucchiere.
Per fare prima si tinge la chioma in ca­sa,
da sola,
a suon di henné.
Vista l'imperizia,
il risultato è spesso una
stravagante nuance ravanello pallido.
Gli uomini la credono fragile e indifesa,
e pensano di portar­sela a letto facilmente.
Illusi.
Basta un morso per capire quanto è forte.
Non sa cosa siano le cotte,
lei.

Tratto da : Luciana Littizzetto, "La Principessa sul pisello", Mondadori, Milano, 2002

venerdì, luglio 06, 2007

Una merendella coi controfiocchi: Brownies al cocco

Red Hot Chili Peppers, " Road trippin' " (1999), una delle pochissime dei Rhcp senza batteria...
viaggioni fisico-geografici, una delle mie preferite a tutto volume quando guido, e non vi dico quelli mentali, con sta musica che mi solletica il neurone...


Ispirata da una commistione di vocine diaboliche nel mio cervelletto, che si concentravano e gridavano vendetta su questa celestialità di Fabien, quest'altra di FrancescaV e dal libricino che mi ha regalato la Cuochè per il compleanno e mi sfoglicchio spesso, dovevo provare a fare sti benedetti BROWNIES e questa è l'invenzione che ne è saltata fuori :

Merenda a suon di BROWNIES al cioccolato fondente e cocco,
con un bel thè Twinings alla vaniglia, cocco e semi di cacao
(che c'entra poco con tutte le precedenti, ma era per spiegare il filo mentale e dare ai Cesari, mica ai Cesaroni..uh uh come son burlona di mattina presto!, in questione, ciò che spetta loro, cioè in questo caso l'istigazione alla violenza goduriosa)
Ingredienti:
(con scatolini intendo l'imperituro scatolino vuoto di yogurt da 125 ml)
200 gr cioccolato fondente
100 gr burro
2 scatolini di farina di cocco
1 scatolino di farina 00
1 scatolino di zucchero di canna equosolidale golden caster
3 uova

Preriscaldare il forno a 180°C. In un pentolino far sciogliere a bagnomaria il cioccolato ed il burro, mescolando finchè ben sciolti ed amalgameti, poi togliere dal fuoco e lasciare raffreddare qualche minuto. Nel frattempo montare in un recipiente le 3 uova con lo zucchero di canna per un paio di minuti. Aggiungere poi il cocco e mescolare ancora. Quindi aggiungere il composto di cioccolato e burro, ormai non più troppo caldo, ed incorporare bene. Infine aggiungere poca alla volta la farina setacciata e trasferire in una teglia, preferibilmente quadrata o rettangolare (io ho usato la normale tortiera tonda e ho poi tagliato a quadrotti i brownies, perchè avevo teglie rettangolari proprio piccole, e sapevo che le coinqui non avrebbero apprezzato poco abbondanza!) , ricoperto di carta da forno, cospargere magari un cucchiaino di cocco sulla superficie, che fa scena (^-^), ed infornare per 25-30 minuti, se necessario abbassando la temperatura un pochino, o comunque finchè si forma una crosticina dall'aspetto croccantino in superficie (ma l'interno deve rimanere "umidino", non troppo secco).

Appena raffreddato un po' (a parte che a me piace più caldino...
;0)) ), tagliare nei classici quadretti/rettangoli e papparsene alll'istante uno, ma anche un paio su, con una bella tazza di tè a tema, se vi va.

Detto questo, diamo inizio alle danze... o meglio alla digressione blogorroica. Forse in questa sede non si è ancora tanto percepito, mi io sono una pazza scatenata quando si parla di thé, tisane, tisanine, infusi e quant'altro... posso diventare, in realtà sono già a buona strada, un'erboristeria umana. E' una cosa degli ultimi anni, prima li snobbavo grassamente, mi ricordo bene l'unico Earl Grey che avevo bevuto, ed era in terza media in classe per parlare di cultura inglese (con i shortbread.....ahhhh!).. sì, c'ho la memoria buonissima per le minchiatelle, e allora??! E' risaputo, la frase preferita della mia migliore amica quando mi parla è "Quanti files buttati nel cesso!"..in dialetto, qui ve lo anche raffinato. Ad esempio, ora devo sfogare il tarlo che mi perseguita da un paio di giorni, una mia amica mi ha detto di avere appena comprato un infuso al marzapane buonissimo e adesso quello è già il mio domandone... 'ndo lo trovo?! Vabbeh, non tergiversiamo: insomma io un bel tè anche a Ferragosto sarei in grado di bermelo, oddio, sempre a modo mio, ma quello anche sul cucuzzolo della montagna... io li adoro caldi per l'effetto caldino alle mani che mi piace un sacco (ecco magari più sotto Natale che a Ferragosto, sì, ammetto)..., ma poi aspetto rigorosamente che siano quasi freddi per berli!

E più son strani più mi illumino d'immenso... Passo le ore nei reparti delle tisane nei supermercati, il paese dei Balocchi, vengo colta da parossismo da acquisto plurimo e in quel caso lì è una gran cosa che qui non ci sia pericolo di trovar cose strane (a parte un negozio, ma c'è di che far dei mutui... c'ho fatto solo dei regali a natale e mai più! Costano il doppio, quando va bene!), a Mantova già appena leggermente di più, ma Deo gratia che non sto a Milano o Roma... che farei stragi! (Di portafoglio, s'intende).

Insomma in questo ci stava a puntino un bel Twinings, che insieme a quelli dell'equosolidale rimangono i miei preferiti, a tema: il Voyage Baìa... c'est-à-dire vaniglia, cocco e semi di cacao, che ha un profumo celestiale, il sapore è molto meno deciso, ma apprezzo assai assai lo sforzo di metterci cose che idolatro... ^-^


LA DONNA INSALATA.
Frivola
e anche un po' superficiale,
della donna insalata ci si innamora facilmente.
Perché è la quint'essenza della femmina.
Carina,
volubile,
spensiera­ta,
capricciosa.
Ma è meglio non fidarsi...
È infedele per na­tura.
Passa da un letto all' altro
con una leggerezza invidia­bile.
Basta un po' di calore per renderla tenera.
Forse perché è una femmina con poca sostanza.
O forse perché ha scoperto che
nella vita è meglio fermare gli istanti mi­gliori
senza farsi troppe domande.
Di solito la donna insa­lata
va molto d'accordo
con la donna pomodoro.
Sono amiche per la pelle.
Di tutt' altra risma,
la donna insalata belga.
Come dire... la classe non è acqua...
L'età le ha,
sì,
imbiancato i capelli,
ma le ha donato uno charme quasi magnetico.
Sarà quel suo retrogusto amaro,
di chi ha cono­sciuto gli inganni della vita,
a renderla così desiderabile.
Tratto da : Luciana Littizzetto, "La Principessa sul pisello", Mondadori, Milano, 2002

giovedì, luglio 05, 2007

Un'altra variazione sperimentale sul tema QUINOA, perchè c'ho già preso gusto...


Jack Johnson, "No other way" (2005)... che io amo in tutte le salse possibili, quella lenta alla mattina mi fa proprio sognare e mi rilassa tanto.

Visto che sono poco ispirata per dei dolci, anche se sarei molto ispirata a fiondarci le zanne... quindi forse però oggi ci metto mano, vi raccontò velocemente un'altra variante riuscita degli esperimenti con il non-cereale del momento, di cui vi avevo parlato pochi giorni fa qui ... dove, se non la conoscete, ci sono anche un paio di link per farvi un'idea.

QUINOA CON ZUCCHINE, FUNGHI, PAPRICA E ORIGANO...con una spolveratina finale di pecorino fresco

Per 2 persone:

1 1/2 bicchiere Quinoa Real equosolidale
sale q.b.
acqua q.b.
1 scalogno
1 cucchiaio di olio evo per il soffritto e 1 a crudo a cottura ultimata
2 zucchine piccole
alcuni funghi secchi (se avete i porcini tanto meglio!)
1/2 cucchiaino paprika piccante
(era un esperimento e avevo paura di rendere tutto troppo piccante, ma in realtà lo era pochissimo, quindi si può abbondare, se piace)
1 cucchiaino di origano (di quelli seri, profumati, nel mio caso quello di casa di una coinqui!)
Facoltativo: una spolverata di pecorino fresco

Sciacquare bene la quinoa sotto acqua corrente, aiutandosi con uno scolapasta a maglie piccolissime oppure un setaccio, per eliminare la saponina, una sostanza dal sapore amarognolo.

Nel frattempo fare appassire con un cucchiaio di olio evo lo scalogno tagliato grossolanamente, poi farvi rosolare un paio di minuti i funghi secchi, precedentemente ammorbiditi in acqua, tagliati a pezzetti. Aggiungere ora le zucchine lavate e tagliate a cubetti e mescolare per un paio di minuti. Aggiungere ora la quinoa sciacquata e fare tostare un minuto, continuando a girare.

Aggiungere ora dell'acqua bollente (le istruzioni dicono di utilizzare 150 ml di acqua per 70 gr di quinoa... io sono andata ad occhio, ma assorbe abbastanza acqua, insomma ancora pentolino d'acqua sul fuoco a fiamma bassa per ogni eventuale aggiunta!). Aggiungere la paprika, magari abbondando più di quanto ho fatto io, e lasciare cuocere per circa 12 minuti, o comunque finchè la quinoa non si è "aperta" e l'acqua asciugata (a me i risotti e i cereali in generale piacciono al dente e molto asciutti, non so a voi, regolatevi secondo i vostri gusti!). Aggiungere l'origano... io ce lo piazzerei ovunque, e mescolare qualche secondo. Impiattare, aggiungendo un cucchiaio di olio evo e, se vi piace, un po' di pecorino fresco, che lascia un sapore molto delicato e secondo me può piacere molto più di quello stagionato alle persone che, come me, non amano troppo i formaggi di per sè.. (...Grana escluso...per ragioni di longobardicità insita!)

E poi, dai, era anche una scusa bell-e-bbbbbuona per spiaccicarvi un'altra donnina-verdura!


LA DONNA CIPOLLA

Pallida e decisamente fuori taglia,
sprovvista totalmente del punto vita,
piange da anni
sul­le sue miserie.
Ed è per questa tendenza alle lacrime
che molti uomini non riescono a digerirla.
Il maschio predili­ge la donna cipolla di Tropea,
meridionale,
sana e sapori­ta.
La donna cipolla patisce il freddo
e si veste a strati.
Se non si ha molto tempo a disposizione,
meglio evitare di chiederle lo spogliarello.
È tenera,
ha qualche problema di alito,
è affezionata alle sue radici
e usa da sempre lo stesso profumo.
Un filino impegnativo, per la verità.

Tratto da : Luciana Littizzetto, "La Principessa sul pisello", Mondadori, Milano, 2002

martedì, luglio 03, 2007

2 Luglio: un Palio come dì... stRRRano!



[Siccome a Siena cantante significa sempre e solo Gianna Nannini, ed ha vinto la sua contrada, ma radioblog non mi vuole sbolognare nessuna sua canzone, oggi ci spiaccichiamo i
Queen, "We are the champions"...
che in caso di vittorie ci sta sempre, poi i Queen ci stanno sempre un gran bene con qualsiasi cosa... ;-D ]

Allora, ormai non è che uno si stupisca più di niente, però...

C'ho ufficialmente un casino di contrade nel cervello.
E avviso che ho qualche annetto di arretrati, quindi questo post sfogoso sarà anche più blogorroico del solito... chiedo umilmente venia!
E siccome in questi giorni non ho avuto molto modo di cucinare qualcosina di interessante, o meglio ho cucinato, ma le solite cose veloci solo con qualche variante del momento, quantità industriali di pizza impastata dopo pranzo per cena per accontentare tutte le pulzellette, risotti fantasie, paste collettive etc etc, facciamo una digressione in tema senese.

Ieri, 2 luglio, c'è stato il primo Palio, il prossimo sarà il 16 agosto. Un Palio tra i più strrrani che io abbia mai vissuto, dal vivo, o in televisione.
Qui ad esempio c'è una cronaca molto più comprensibile della mia di quello che è successo.
Da piccola son venuta una volta sola a Siena e me la ricordo benissimo, nonostante avessi cinque anni, perchè soffrendo di vertigini, adesso un po' meno, mi han fatto salire sulla torre e ovviamente ho pianto come una disperata, incompresa come pochi, con tanto di foto comprovanti di mio padre che mi porta in braccio, e con la mia faccia sbattuta contro di lui pur di non vedere niente, per gli ultimi scalini dopo un mio rifiuto categorico, perchè già allora ero testona, e hanno avuto pure il coraggio di farmi mettere in posa col vuoto e il panorama dietro con io che ho una faccia da "mò ve devo menà?!?" notevole, peccato che quella foto ce l'abbia a casa, perchè se no ce l'avrei spiaccicata per rendere l'idea.
E mi ricordo benissimo di quando siamo scesi e io ero ingrillata come poche volte e per zittirmi mi hanno fatto scegliere una bandierina del palio... avevo scelto quella della contrada del
Drago, verde, giallo e rosa antico (mai sia che vi salti fuori che quel colore è fucsia! La sottoscritta è la regina delle occasioni di essere menata, per fortuna mai andate in porto... è che io non mi ricordo mai di essere circondata da persone con senso dell'umorismo poco elastico e molto facilmente offendibile... classico esempio di figura retorica chiamantesi eufemismo) e ci ho giocato per un sacco di tempo.
Poi vengo a Siena per immatricolarmi dopo poco meno di tre lustri e dormo più o meno nella contrada dell'
Istrice, quindi in teoria dovrei simpatizzare per quella contrada, perchè "si appartiene", senza poi tanti virgolini [cito un documentario sentito ieri "Bambini, voi non vivrete nella contrada, vivrete PER la contrada"... inquietante prospettiva, dico io] , alla contrada in cui si dorme per la prima volta a Siena.
Poi per un mesetto ho abitato in una casa vicino alla contrada del
Bruco, evabbeh.
Subito dopo mi sono trasferita in questa casa, dove ancora sto, nella contrada della
Torre... che guarda caso dopo ben 44 anni arrivo io e vince. Oooook-vaaabene.
Ieri invece la Torre nemmeno gareggiava, ma, il che è PEGGIO, gareggiava a estrazione l'
Oca, una delle loro peggiori nemiche... [ah, che, per inciso, è la contrada della Gianna Nannini nazionale], poi evito di raccontarvi cosa si combinano 365 giorni all'anno tra contradaioli delle contrade nemiche perchè non son robe degne di lords e ladys, manco medievali, per capirsi. Proprio no. Allucinanti. Uno non ci crede se non ci vive.
Al che mi sono piazzata nello spicchio di piazza del
Nicchio, sembrandomi normalmente tra i meno schizzati e pronti alla man di botte... poi dopo un pomeriggio tranquillissimo in piazza dalle 16.00 alle poco prima delle otto, quando le cose cominciano a complicarsi, felicemente confermata la loro apparente tranquillità, escono i cavalli e cominciano a posizionarsi. E si capisce che non credono proprio di vincere, son troppo tranquilli per i miei gusti. [Nonostante in città si vociferasse abbastanza il loro nome...]
Ho visto di parecchio peggio, ma insomma quasi un'oretta di preparazione perchè la
Civetta non si degna di mettersi in linea in piazza si regge parecchio meglio che davanti al televisore, rizzando il lanternino linguistico tra svagonate di turisti americani che abbozzano ipotesi psicologico-comportamentali sui cavalli non capendoci 'na mazza di quello che succede, essendo il tutto detto da altoparlanti autoctoni senesi (che anche da italiana ce ne vuole per capire la parlata a perfezione, ve lo assicuro), gente capitata a caso in piazza e che si ingegna per uscire ma ormai c'è chiusa dentro perchè han già chiuso i cancelli, e soprattutto commenti di sciùr e siùre senesi impermalositi dall'abbondanza di indegni-non-ariani-senesi nella LORO Siena, che partono con le invettive contro gli studenti, i turisti, il mondo, ma in quel particolare momento sul Palio (che è anche il nome dello stendardo, che non mi viene il nome e spero nessun senese legga mai qui perchè rischierei n'artra volta il linciaggio all'istante, che è il premio per il vincitore, ed è ogni anno creato da un artista diverso, di solito senese), secondo me davvero molto bello e colorato, uno dei più belli, secondo loro ovviamente troppo innovativo, non ci sono più le tradizioni, non ci sono più le mezze stagioni, si stava meglio quando si stava peggio, e allora pure mia nonna Fènchy se c'avesse le ruote sarebbe una bella carriola, ma vabbeh. Fatto sta.

Insomma poco dopo la partenza si capisce che sta vincendo palesemente l'Oca (a parte constatare sul campo che il fantino si gira un po' troppe volte e rallenta un tantino troppo spesso rispetto al Nicchio, che è quello subito dopo, ma teoricamente molto distanziato)... e così dalla prospettiva del mio angolo sembrava all'arrivo, poi qualche secondo dopo nella nostra fetta di piazza, quella appunto del Nicchio, ci sentiamo travolgere da un ragazzo che urla "no! Siamo noooi!" e cominciano gli abbracci, i pianti e giù di ogni... noi incredule che ci chiediamo come mai possa essere, va beh che siam lontane dal traguardo, però. Ma in effetti un secondo dopo al Municipio tirano fuori la bandiera del Nicchio e per due minuti il delirio, gente aggrappata, cori di insulti tra Nicchio e Torre contro l'Oca e giù di maremme. Yuppiduz.



Tempo proprio un paio di minuti e ancora il ribaltone. Le maremme e gli insulti comincia a ribaltarsi nel senso Oca versus Torre. Gente che si mena, gente che piagne, picco di affaroni alla telefonia mobile causa contradaioli che si chiamano per complimentarsi, insultarsi, capire cosa cavolo sia successo e perchè adesso al municipio stiano ritirando la bandiera del Nicchio e mettendo quella dell'oca.

MMMMmmMboh, dicchiù nin zò.

Assodato che vogliam tornare a casa per capire cosa sia successo, tanto c'è il canale civico di Siena che ritrasmette i 3 giri 24orealgiorno365giorniall'anno e GIURO che non sto assolutamente esagerando. Provare per credere.

Tornando a casa vediamo i torraioli con varie tipologie e gradi di incacchiamento:

A) Gente con mani nei capelli e sguardo da ebete fisso sul vuoto che piange a mo' di disgrazia, non animale domestico, No-No, proprio a livello di progenitore passato a miglior vita;

B) maremme di ogni sorta, incluso bambini di 3 anni parecchio scarsi che tirano fuori delle madonne a me del tutto sconosciute... roba che fossero miei parenti, peggio figli, gli avrei fatto un discorsino dei miei;

C) gruppi di torraiole riunite sotto le finestre al piano terra delle case per rivedere da fuori in massa in tv l'arrivo alla moviola e inveire contro la decisione della giuria.
...


Non commento ulteriormente perchè mi rendo conto che dall'esterno si possa capire ben poco, ma a viverci dopo il primo annetto in cui vedi solo l'aurea romantica delle tradizioni, cominci a capire che meccanismi psicologici ci stiano dietro a questo strano esempio di umanità che sono i ventimilaequalcosa senesi autoctoni, quanto parecchio meno romantico sia, rimanendo sicuramente affascinantissimo fin per carità, quanto di animalesco e in realtà piuttosto rabbioso ci stia dietro, quanto da casa non si sentano i fantini che "parlano" prima, quanto non si possa manco vagamente intuire quanto la sonante monetina centri più di tutto le sopraelencate messe insieme.


Siena si risveglia e vive veramente due giorni l'anno: il 2 luglio e il 16 agosto. Ma si concentra per benino pure gli altri, perchè gli altri 363 di giorni ventiquattro ore al dì sono di preparazione per quei pochi minuti di totale e frenetica irrazionalità, quando improvvisamente i senesi, tendenzialmente passivi e pesantissimamente arcilamentosi, si trasformano, ed è meglio essere preparati onde evitare.

Sarà meglio tornare alle cose più terra-terra va, verso l'orto magari, cara Litti...


LA DONNA ZUCCHINA.
Alta o bassa,
lotta sovente con pro­blemi di
cervicale
o ernie del disco.
È cresciuta storta,
col­pa della cattiva postura
e delle cattive compagnie.
Da gio­vane era un fiore.
S'è fatta sbattere
e farcire in tutti i modi,
e così è appassita presto.
Rimane una donna tenera,
ma toc­ca ammettere che non sa di tanto.
È tormentata dall' ansia
ed è costretta a ripetute visite alla toilette
per veloci pipì.
Deve tuffarsi
in un amore denso e pesante
come la pastella
per riacquistare sapore.
O friggere nell' olio.
Completa­mente panata.

Tratto da : Luciana Littizzetto, "La Principessa sul pisello", Mondadori, Milano, 2002


venerdì, giugno 29, 2007

Quinoa a mo' di risotto: con zafferano, zucchine e pomodori


Forse non tutti la conoscono, quindi partiamo con le delucidazioni del caso.
Dicesi QUINOA una pianta che è l'alimento base delle popolazioni andine, su cui se ne avete voglia potete sapere qualcosa di più tecnico qui, sulla cara wikipedina.
Ma anche qui, direttamente sul sito dell'Altromercato, dove c'è giusto giusto quella che ho utilizzato io, la trovate appunto in qualsiasi negozietto equosolidale ben fornito.
Io l'avevo sentita nominare parecchie volte, mi sono comprata a metà prezzo anche un libro veramente bellissimo di cucina equosolidale per il mio compleanno e anche lì mi sono fatta una certa cultura a riguardo... ricettine favolose sia dolci che salate con la quinoa davvero belle, però l'altro giorno volevo provarla ed avevo giusto la pausa pranzo di tempo quindi mi son detta che avrei fatto la longobardica fino in fondo e mischiato un alimento teoricamente sudamericano con una preparazione un tantino meno etnicheggiante, ma sicuramente buona perchè pluripluritestata.
Stavolta per sottofondo ci mettiamo la mia canzone preferita dell'album di James Morrison "Undiscovered", che mi piace proprio tutto, ma questa per me è particolarmente bella nella sua "tristarellezza",
"The pieces don't fit anymore" (2006)

Il risultato è stato una quinoa in perfetto stile risotto, con zafferano, zucchine e pomodori...

Ingredienti: (x 2 persone)

circa 150 gr di Quinoa Real
1 scalogno
sale fino q.b.
(io salo sempre molto poco, poi qui già c'è il condimento che insaporisce molto)
1 cucchiaio di olio per il soffrittino iniziale e 1 da mettere a crudo a cottura ultimata
1 bustina di zafferano
2 piccole zucchine
2 pomodori insalatari (perchè quelli c'erano in frigo, se avete i ciliegini tanto meglio!)
acqua q.b. (considerate che "beve" molto, quindi pentolino di acqua sul fornello alla mano)
un pochino di timo

Procedimento:
Esattamente quello del risotto.
Con l'accortezza di sciacquare bene sotto acqua corrente la quinoa prima di cuocerla, perchè contiente una sostanza detta saponina, che ha un sapore amaro, ma basta passarla appunto sotto l'acqua, magari aiutandosi con un colino o comunque qualcosa con le maglie molto piccole (perchè, almeno il mio, scolapasta ha i buchi troppo grandi) ed il gioco è fatto.
Tagliare lo scalogno e far soffriggere in una padella con un cucchiaio di olio finchè leggermente appassito, poi far cuocere per qualche minuto le zucchine tagliate a cubetti molto piccoli (se si attaccano o se non avete tempo di stare nei paraggi a girare continuamente aggiungete poca acqua).
Dopo un paio di minuti aggiungere la quinoa sciacquata e tostare per un minuto.
Poi coprire con un po' d'acqua calda (teoricamente per 70 gr di quinoa vanno 150 ml di acqua, ma io sono andata a occhio.. e secondo me se ne è "bevuta" di più) e salare q.b. (ripeto, secondo me poco, perchè già il condimento è saporito).
Aggiungere la bustina di zafferano e fare amalgamare velocemente.
Fare cuocere per 10 minuti, girando ogni tanto con un cucchiaio di legno, e poi aggiungere i pomodori tagliati grossolanamente a pezzettini e un pochino di timo e lasciare cuocere ancora 2 o 3 minuti, o comunque finchè i grani di quinoa si aprono e tutta l'acqua di cottura è stata assorbita. E poi gnamme!


LA DONNA CARCIOFO.

Capello corto, energica, pugnace, senza fronzoli, temprata dalle bufere della vita, sembra fatta solo di gomiti.
Reginetta dello stile minimal,
princi­pessa del tailleur e del décolleté tacco basso,
richiede ac­canto a sé un uomo temerario e paziente.
Che non abbia paura di pungersi.
Se spogliata della sua ispida corazza
mostra un cuore di femmina tenero e affettuoso.
Non chiedetele di depilarsi.
La sua intimità è irsuta e selvag­gia.
Cruda lascia l'amaro in bocca,
allappa i cuori degli amanti,
ma cotta al lento fuoco della passione,
con un po' d'aglio e soprattutto a testa in giù,
diventa morbida co­me burro.
Le carciofe romane sono le migliori.


Tratto da : Luciana Littizzetto, "La Principessa sul pisello", Mondadori, Milano, 2002

Su, su, tutti dalla Ietti!

Di corsa,
dai,
su,
pigroni e pigrone della blogsfera,
rimbalzate
a fare gli auguroooooni alla Gaietta!

Ietti, ti dedico un paio di videozzi...
ed una poesia che mi piace molto.
Così ti ritempri un po' lo spirito...
e ti fai un paio di risate INDI un pochino di sana ginnastica passiva, addominaliiii!
Così smaltisci già le goloserie che ti papperai oggi
(..perchè, dai, che ti prepari??!)

AUGUUUUURI TESORA,

buon compleanno!

Intanto Lui (Paolo Migone) e Lei (Geppi Cucciari)...

siam o non siam delle ladys?!

Accontentiam tutti!

;-)))




Beh... e poi...


e ricordati che...
"L'IMPORTANTE è SEMINARE"
Semina semina:
l'importante è seminare
-poco, molto, tutto-
il grano della speranza.
Semina il tuo sorriso
perché splenda intorno a te.
Semina le tue energie
per affrontare
le battaglie della vita.
Semina il tuo coraggio
per risollevare quello altrui.
Semina il tuo entusiasmo,
la tua fede,
il tuo amore.
Semina le più piccole cose,
i nonnulla.
Semina e abbi fiducia:
ogni chicco arricchirà
un piccolo angolo della terra.

- Vittorio Francione -

mercoledì, giugno 27, 2007

Dicevamo?!... ah, del Tiramisù triplo

Mi ero scordata di mettere fotine comprovanti l'allegra "brigata coinqui", mica tutte ma insomma le meglio, che si concede 'na bella gitarella domenicale alle terme giusto quel tanto per rosolarsi da brave pirlotte e squamarsi per benino.
Con facce rinco in treno da poche ore di sonno prima, con facce rintro da troppe ore di sole e zolfo poi...
ORDUNQUE dicevamo...
Che ve stavo a racconta' del tiramisù triplo.
Che poi è un tiramisù canonico... però triplamente slurposo, perchè quando ce vò ce vò
[ecco, magari spesso].

La
canzoncina di sottofondo oggi facciamo che sia degli
U2,
amatissimi dall'infanzia in poi,
"Where the streets have no name" (1987),
troppo bella e con un inizio da urlo...


TIRAMISù AL TRIPLO CIOCCOLATO
75 gr cioccolato bianco
75 gr cioccolato gianduia
75 gr cioccolato al latte con nocciole a granella
3 uova (3 tuorli + 3 albumi)
1 pizzico di sale
5 cucchiai di zucchero semolato
500 gr mascarpone (EH!?Lo so.. era un compleanno!!SshhHh!)
1 confezione da 400 gr di savoiardi
(io sono e rimango della scuola di pensiero dei Pavesini,
ma cosa deve fare una per delle coinqui??! ;-P )
3 tazzine di caffè ristretto
latte q.b
un paio di cucchiaini di cacao amaro
Procedimento:
Dai che son brava e lo riporto per onor di cronaca, però lo so che un tiramisù lo sapete fare meglio di me, brave cuochette e bravi cuochetti miei.
Montare i 3 tuorli d'uovo con i cucchiai di zucchero (c'è già "parecchio" cioccolato, quindi si può quasi quasi evitare, o comunque non abbondare troppo), poi aggiungere il mascarpone e mixare ancora finchè ne risulta una crema omogenea. Aggiungere 3 o 4 cucchiai di caffè e mescolare ancora. Tritare non troppo finemente i cioccolati (perchè, ovviamente, visto che son parecchio prevedibile, a me piace il "crocco" del cioccolato in bocca, ma se si preferisce si può tritare di più!) e aggiungerne alla crema circa 2/3 (si va a occhio.. a me piace anche un bel strato in perfetto stile "tempestato di diamanti" sopra, con poco cacao, ma regolatevi di conseguenza se preferite la superficie più cacaosa e meno cioccolatosa. Per ultima cosa amalgamare bene i 3 albumi montati a neve fermissimissima con un pizzico di sale.
Ora comporre il tutto partendo da uno strato di savoiardi imbevuti velocemente nel caffè e in un po' di latte (q.b.), poi un po' di crema e così via fino ad esaurimento della crema.
Con queste dosi a me è venuta una teglia media (che si vede nelle foto nel post precedente, se può essere d'aiuto), un'altra piccola teglia e un piatto (che si vede anche lui nella foto) fatto sul momento per essere azzannato altrettanto all'istante da coinqui ansiose e non in grado di aspettare quel tempo necessario al raffreddamento... ( ;-*).
Sopra cospargere con poco cacao amaro in polvere e SOPRATTUTTO, lì viene il bello (ma anche buono) con il resto dei 3 tipi di cioccolato supergoduriosamente slurposoooooo!
Mettere in frigo e lasciare raffreddare per un pochino di tempo, insomma finchè resistete alla tentazione dell'azzanno!

Un attimo che è il caso che vada a magnarmi un quadratino che il solo vago ricordo mi ha fatto venire un mancamento...
Uhm, sì, torniamo a fare le personcine "serie", ricomponiamoci, che è meglio. [Con PuffoQuattrocchiesca enfasi...]
Oggi si va di patata, perchè io si sappia son mezza carota e mezza patata, sia nella veste un po' pirla che in quella un po' tenace. [Però, già Danielito (Silvestri), magister vitae, disse "Aò, so' testarrrrdo, ma mica so' cojoneee", ecco, chi vuole intendere...]

LA DONNA PATATA.

La donna patata è un po' pirla.
Dicia­mocelo.
Sarà che ha la pelle sottile
e ci vuole un niente a ferirla.
Se si innamora è fritta.
O bollita.
Dipende dai mo­menti.
È una fuoriclasse in materia di cotte.
Può levarsi la pelle,
per amore.
Quando si incapriccia di un maschio si abbandona ciecamente tra le sue braccia,
si sottomette,
diventa arrendevole
ed è in grado di farsi schiacciare fi­no a ridursi a purea.
Le donne patata americana sono le più resistenti. Le puoi ferire,
disprezzare,
abbandonare.
Ma loro son tenaci.
Con un po' di luce e un po' d'acqua
sono in grado di germogliare per tutta la vita.

Tratto da : Luciana Littizzetto, "La Principessa sul pisello", Mondadori, Milano, 2002