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venerdì, agosto 03, 2007

Le tigelle con scamorza e prosciutto crudo, altra idea da spuntino serale...

Crash test dummies, "Mmm Mmm Mmm Mmm" (1993)... mi piaceva, e mi piace, un sacco.

Ingredienti:
(ancora fino a contrordine, unità di misura=scatolino vuoto da 125 ml di yogurt)
4 scatolini di farina 00
2 scatolini latte parzialmente scremato
1 1/2 cucchiaini abbondante di sale
2 cucchiai di olio evo
1 cucchiaino di zucchero
1 cubetto di lievito di birra
Per farcirle:
io ho utilizzato della scamorza tagliata a listarelle
qualche fettina di prosciutto crudo "casalingo" tagliato grossolanamente a listarelle,
(ma le tigelle ci stanno bene anche con verdurine tagliate sottili grigliate o, in versione dolce, che credo applicherò già domani con quelle rimaste perchè so che danno grandi soddisfazioni, con marmellate o nutella.. ^-^)
[con queste proporzioni sono venute circa 25 tigelle, che sfamano direi 4 personcine mediamente affamate)
In una tazza sciogliere il panetto di lievito con il cucchiaino di zucchero nel latte intiepidito.
In una ciotola formare con la farina la classica fontana e versarvi al centro il composto di latte e lievito e l'olio extravergine di oliva. Con un cucchiaio di legno impastare velocemente, poi continuare con le mani, se necessario aggiungendo ancora un po' di farina. Aggiungere il sale ed amalgamare finchè l'impasto sarà morbido e omogeneo.
Lasciare riposare nella ciotola per almeno un'oretta in un luogo tiepido, ricoperta di uno strofinaccio umido.
Preriscaldare la padella antiaderente (servirebbe, a far le personcine serie, la tigelliera, ma io per ora le ho sempre fatte senza, e di necessità virtù, sempre, premia!), nel frattempo stendere l'impasto abbastanza sottile, diciamo poco più di un centimetro, e con un bicchiere tagliare l'impasto formando i tipici cerchietti, che andrete a cuocere, una volta calda, sulla padella.
Cuocere per circa 5 o 6 minuti per ciascun lato, o comunque finchè vi sembreranno quasi cotte (non bruciate!), poi togliere dalla padella, tagliare per la lunghezza, e ripassare sulla padella per terminare la cottura della parte interna (mmmmh, sono stata shhhpiegata??! C'ho un po' sonno e non mi vengono le parole manco a pagarle!).
Questo lo potete fare con un po' d'anticipo, poi quando volete mangiarle, ripassarle sulla padella (o inforno, se siete coraggiosi!) un paio di minuti con la scamorza ed il prosciutto crudo, nel mio caso, o con quello che più vi piace, verdurine o robe goduriose a suon di Nutella o marmellate, vedete voi... il tutto dipende dal momento, però appunto, caldine secondo me son più buone!
Io faccio spesso le tigelle, in realtà più spesso le ho fatte in veste dolce, come spuntino improvvisato e veloce che accontenta tutti, ma anche come idea da cena abbastanza leggera, come nel nostro caso sul balcone a guardarci un film, danno le loro soddisfazioni...!
Ah beh, a fare le persone serie bisognerebbe utilizzare la panna e non il latte, ma io un po' perchè non l'avevo in dispensa, un po' perchè si mantengono più leggere (e sicuramente però sono più croccantine e non morbidose come le originali!), ho inventato una variante col latte... Poi, de gustibus!

martedì, giugno 12, 2007

Ciaccino ripieno di tutto un po', tipico spuntino senese


...nella foto vi vedete Fra, deliberatissimamente sfruttata per il taglio...mentre io le faccio da fotoreporter! ...
La canzoncina di oggi allora la dedico a lei, "Standing Ovation" (2001) di Vasco Rossi, che quando qualche settimana fa ci si era fissata e poi mi ha detto pensava che si intitolasse "Stendi il rovescio" ho riso per un quarto d'ora...
Fra, vedi di bere meno!!
;-))



La scorsa domenica, a parte sfornare per la seconda volta i biscottini della Cuoche', causa "prematura scomparsa" di quelli fatti venerdì... e su grande richiesta delle coinqui, con yogurt naturale (della mia yogurtiera), marmellata di pesche e di fragole e farina integrale... son partita con l'idea di ripetere un esperimento provato per la prima volta quasi per caso un paio di settimane fa, quando ci siamo ritrovate in casa solo in due a cena e non sapevamo che combinare... il frigo piangeva più del solito e allora avevo inventato all'ultimo momento una versione casalinga del ciaccino, tipico spuntino senese... che crea violentissima dipendenza e stimola l'appetito (o "APRE LA VORAGINE", come dice Sonia, una coinqui), e ti consola ogni volta che passi sconsolata sul Corso e pensi a quanto non hai tempo di farti un pranzo o cena degno di questo nome e allora le tue narici vengono sfiorate dal profumo celestiale di una delle 4/5 ciaccinerie che ti becchi nel giro di 100 metri... e la tua papilla gustativa viene colta all'istante da un irrefrenabile impulso che in una frazione di secondo ti fa accorgere che hai già in mano i tuoi eurini per comprarti il tuo sacrosanto pezzettino di comfort food per eccellenza della vita senese... L'esperimento era riuscito alla grande, ma era tardissimo e non avevo prove fotografiche del fattaccio, quindi REPETITA IUVANT... nell'atmosfera grigina mattutina avevo preparato e lasciato riposare l'impasto... salvo poi accorgersi che arrivata l'ora di stendere, farcire e infornare, dopo secoli erano improvvisamente tornati quegli 80 GRADI ALL'OMBRA che col frigidino degli ultimi tempi quasi avevo rimosso... Ma questa è un'altra storia (di graaaande ma grande calura!). Sfogo a parte, torniamo a noi...

Traduco per i non conoscitori, CIACCINO a Siena (e forse anche da qualche altre parte in Toscana) significa teoricamente FOCACCIA RIPIENA, in pratica ho capito ormai qualsiasi cosa abbia anche solo una vaga sostanza di pane e sia steso... vai a capire!

Ingredienti:
(ricetta del tutto inventata, frutto solo di osservazioni di anni e anni di millemila ciaccini, tutti rigorosamente diversissimi da un posto all'altro! ...però un po' tutti bòni!)
Impasto:
3 1/2 bicchieri (stile Nutella, sempre) di farina 00
3 cucchiai d'olio evo
1/2 di panetto di lievito di birra (in alcuni posti lo fanno bassissimo, in altri parecchio alto... a me piace decisamente di più la versione bassa e morbidosa, ma croccante fuori)
2 cucchiaini abbondanti di sale (dipende da come lo farcite, io ne ho farcito metà con un prosciutto crudo casalingo di una mia coinqui, già salatissimo di suo, quindi regolatevi di conseguenza)
1 cucchiaino di zucchero
1 tazza di acqua tiepida

Ripieno: Io ne ho farcito metà con pomodorini e mozzarella e metà con prosciutto crudo e mozzarella

(nel mio caso, ma ce ne sono veramente per tutti i gusti, tradizionali e meno, ...anche in versione dolce con la Nutella... ;-D )
q.b. prosciutto crudo direttamente dai maialini dei nonni della mia coinqui Fra (nella foto)
1 mozzarella
pomodorini ciliegini q.b.
origano
pizzico di sale
Per spennellare: un pizzico di sale e 1 cucchiaio di olio, facoltativo, ma rende il risultato molto goduriosamente croccantino.
Impastare gli ingredienti come per la pizza, facendo sciogliere in una tazza di acqua tiepida con un cucchiaino di zucchero, il lievito e aggiungere alla farina a fontana ed agli altri ingredienti setacciati... ne deve risultare un impasto piuttosto soffice e facile da lavorare.
Lasciare lievitare almeno un'oretta, dopo di che dividere l'impasto in due e stenderlo in 2 rettangoli sottili sottili (io preferisco così, ma se a voi piace normalmente la pizza o la focaccia più alta stendetelo di conseguenza). Trasferirne uno su una teglia ricoperta di carta da forno e bucherellatelo. Farcite con quello che più vi piace, nel mio caso per metà con prosciutto crudo e mozzarella e per metà con pomodorini ciliegini tagliati a spicchi e mozzarella, con una manciatina di origano, che ci sta un po' sempre bene. Salare la metà con i pomodorini (l'altra no perchè il prosciutto è molto salato di suo) e ricoprire con l'altro rettangolo di pasta molto sottile, aiutandosi magari come ho fatto io stendendo direttamente su carta da forno, così poi basta un "rovesciamento" rapido e il gioco è fatto. Richiudere bene i bordi.
Bucherellare ancora, salare appena appena e spennellare con un cucchiaio di olio extravergine, cosa facoltativa... ma che dà una consistenza croccantina superbuona al tutto.
Infornare in forno già caldo per 40 min. o finchè dorato (più o meno, io ho un forno parecchio strano, regolatevi voi col vostro che sarà scuramente più normale) a 160° C.

Quando è pronto tagliarlo a quadrotti... e pappatevelo goduriosamente!

LA DONNA CAROTA.
Non bellissima ma a suo
modo
affa­scinante,
alta e snella,
si abbandona difficilmente alle
lu­singhe dell' amore.
È timida,
riservata
e un po' paurosa.
Detesta le mondanità e preferisce stare rintanata in casa...
ne ha viste di cotte e di crude...
non vorrebbe fare la stessa fine.
È necessario raschiarle di dosso
con amore
tutte le schifezze della vita
perché si conceda in tutta la sua bontà.
Se con costanza si riesce a grattugiarle il cuore,
diventa deliziosa.
La donna carota si abbronza facilmente
e ci ha dieci decimi di vista.
Non fatela ardere tanto prima di di­vorarla.
Troppo cotta sa di poco.
Tratto da : Luciana Littizzetto, "La Principessa sul pisello", Mondadori, Milano, 2002

mercoledì, maggio 30, 2007

Torta delle Rose

...ricetta "Fènchy-original"...
[La Fènchy, ormai si BENsà, è la mia nonna supersprint]
- un'altra ricetta tradizionale mantovana -
Oggi, quindi "La vie en rose", nella versione originale di Edith Piaf (1946)!
che centra poco tutto sommato, ma è da ieri che me la canticchio in testa...

Beh, insomma, e allora che continui a far freschino, che io mi consolo di conseguenza.

Pensavo di dover rimandare alla fine della calura estiva, tipo minimo settembre, per avere voglia di fare una Torta delle Rose come si deve, non perchè sia difficile, anzi, come impegno è poco più di quello per fare il pane, però è una preparazione a più riprese, con allenamento di bicipite, [voi donnine macchina-del-pane munite secondo me siete già un pezzo avanti!], insomma roba squisitamente da NON farsi se fa eccessivamente caldino, c'è anche quell'oretta buona di forno che ti schianta a terra solo al pensiero sopra i 30°...

La torta delle rose mi sa che la conoscete già, perchè ogni tanto la vedo sbucare bella bella in qualche blog, con immediato svenimento mio, però di base credo sarebbe tipica della mia Mantova
o zone limitrofe ed è
SENZA DUBBIO ALCUNO
(non c'è sbrisolona che tenga, questo è COMFORT FOOD fatto e finito, mica bruscolini!)
quella che più mi attiva qualsiasi tipo di memoria,
memoria olfattiva in primis,
e il computerino focalizza all'istante la cucina della plurinominata nonna Fènchy,
poi quella tattile,
per le sensazioni ultraterrene che dà spezzare una fetta di esemplare di torta fatta dalle venerande manine della suddetta nonna
[che non centra manco da lontano con i risultati che vengono a me, tutt'altra storia... tutt'altri "suoni" e sensazioni... Una si può anche impegnare finchè ne ha voglia, ma manine con 72 anni d'esperienza in materia non è che si eguagliano con niente...],
poi quella visiva perchè le torte, ma anche un po' tutto il resto, di mia nonna hanno la capacità di avere delle dimensioni ciclopiche e di saziare equamente le sue tre care figliolette e relative famigliuole per svariate colazioni successive...
perchè è lì,
appena svegli,
scaldata un attimo in forno che la torta delle rose
[essendo come di'...un attimino sostanziosa]
dà le maggiori soddisfazioni, profumino celestiale e consistenza intatta per parecchi gorni... E la Fènchy che prima la faceva non dico tutte le domeniche, ma insomma poco ci mancava, adesso non me la fa più perchè la cuginina 2-enne, e sottolineo 2-ENNE, fa violenza psicologica e sciopera se quando arriva a casa della nonna non c'è SEMPRE E SOLO la "torta gialla", ovvero la torta cùn l'òi, altro must di casa, che avevo già tentato di sperimentare qui...
Ora dico, buonissima anche quella e va bene che la menzionata cuginina-Polly-pocket è un ariete ascendente capricorno, PERò IO RECLAMO la mia DOSE, perchè sì di droga palesemente trattasi, di torta delle rose ogni tanto...e da un paio d'anni, appunto le sfornate di questo tipo si contano sulle dita di 1 mano... UFF! Cosa mi tocca di sopportare!! ;-)))
Basta, questo era uno sfogo... (metereopatia esci da questo corpo!) ma in questo caso per fortuna è arrivata l'ondata di freddo siberiano che ti fa venir voglia di recuperare all'insegna mali estremi-estremi rimedi e del chi-fa-da-sè... oh mò lè!

Ingredienti:
(ricetta della Fènchy, si salvi chi può!!)
200 gr burro (100 gr per l'impasto e 100 gr per la cremina... ma anche un po' meno)
200 gr zucchero (100 gr per l'impasto e 100 gr per la cremina)
3 uova
1 panetto lievito di birra
mezza tazza (abbondante, aggiungo io) di acqua
farina 00 q.b. (la Fènchy va a caso, io ho usato circa 500 gr + 3 bicchieri per capirci)
(facoltativo, però dà un'aria più raffinata: una cucchiaio di zucchero a velo per decorare)
Procedimento:
Sciogliere il lievito di birra in mezza scodella di acqua tiepida con due cucchiaini di zucchero (ma abbondante, aggiungo io, perchè mia nonna ha perfino le tazze in versione magnum...). Impastare con la sola farina (e giù olio di gomito!!) per qualche minuto e lasciare riposare in un luogo caldino per 1 oretta.
In una ciotola unire 100 gr di zucchero e 100 gr di burro a temperatura ambiente e passare con la frusta, poi aggiungere le 3 uova e mescolare ancora bene. Aggiungere questo composto all'impasto stile lievitino di prima e rimpastare il tutto, aggiungendo della farina (Q.B.: qui la Fènchy non si sbottona, gli unici aggettivi che sono riuscita a estrapolarle sono "C'la gà da èsar (che deve essere, n.d.t.) SODA", ma MORBIDA... andateve a fidà! Quando avete raggiunto questo tipo di nirvana godereccio dell'impasto, lasciate riposare ancora minimo 1 altra oretta.
A questo punto dividere l'impasto in 7/8 parti uguali e formare le rose così: stendere delle strisce alte massimo 1 cm, lunghe e non molto larghe e spalmarvici su tutta la lunghezza una "cremina" che avrete preparato con i restanti 100 gr di burro e 100 gr di zucchero, aiutandovi con un coltello (e lì Sì CHE SI RAGIONA... e si apprezza la maestria: anni e anni di stesure di fette di pane e nutella DANNO I LORO FRUTTI, assicuro.. per esperienza personale!) e arrotolatele a mo' di rosa, appunto. Poi trasferitele un pochino distanziate nella teglia che avrete imburrato e infarinato, oppure (per convincersi di risparmiare 3 calorie.. come la sottoscritta, vabbeh...) ricoperto di carta da forno. Io ne ho messe 6 intorno e 2 centrali, ad esempio.
Lasciare riposare ancora un'ora e vedrete che le rose cresceranno e si uniranno tra loro... e cominceranno già a spargere per la casa un profumino briochoso che mi viene il bavino solo al remoto pensiero...
Poi mettere nel forno preriscaldato e cuocere a 150°C per circa un'ora. Però attenti: se vedete che comincia a colorirsi troppo copritela con un po' di carta d'alluminio e lasciate ancora cuocere finchè dorata. Lasciare raffreddare qualche minuto e poi, se vi piace, spolverare con un po' di zucchero a velo...
E BUONA GODURIA ASSICURATA!!

sabato, aprile 21, 2007

L'Art-attack del Sabato pomeriggio (accipigna!!) : il pane dalle millemila forme



Pensate che stavolta sia andata in gita all'asilo??!
Ebbene no,
è solo un'art-attack da fine settimana...
Assecondata pure da Manu, la coinqui, le cui creazioni sono immortalate nella seconda foto:
lumaca, girandola, bambola (la Fra sostiene un attimino parente del Gobbo di Notre-Dame, pooorella!) e simil-tartaruga
(che, stavolta su ammissione dell'artefice stessa, Manu, dopo la cottura assomigliava più che altro a un maiale, o perlomeno se ad una tartaruga, a una un po' obesa, ma so' dettagli da attacco d'arte fulmineo... ;-)) )

Ingredienti:
(per tanti mini-panini quanti ce ne sono nella prima foto, diciamo 12/13)

3 1/2 bicchieri (da Nutella!) di farina 00
1 cucchiaio di sale
(Tiè, pijatelo, udite udite: per la prima volta la donna del monte, c'est-à-dire la Manu, che di solito insulta a spada tratta perchè sostiene che la mia pecca sia che cucino "sciapo" (=insipido),
- ma io, sia detto, sono dell'avviso che il sale si può tranquillamente aggiungere, il problema sta nel toglierlo, sarà che quando cucina mia mamma devo viaggiare con minimo un litro d'acqua a mo' di flebo nei paraggi perchè sala tutto a catafionda.. e quindi il mio inconscio credo agisca da sempre di conseguenza -
ha detto : "ma è salato!"
.. Suonino le campane, rullino i tamburi e cantino gli usignoli....!!)

1 tazza di acqua tiepida

2 cucchiaini di zucchero

1 panetto di lievito di birra

4 cucchiai di olio extravergine di oliva
Sciogliere il lievito in acqua tiepida con lo zucchero e lasciare riposare qualche minuto.
Nel frattempo formare la classica fontana di farina: poi versarvi il composto di acqua e lievito ed impastare velocemente con un cucchiaio di legno. Aggiungere il sale e l'olio e mescolare ancora un attimo. A questo punto lavorare l'impasto con le mani per il tempo necessario e lasciare a lievitare per almeno un'oretta in un luogo "caldino" (nel mio caso sulla scrivania al sole) in una ciotola coperta con un canovaccio pulito umido.
Quando è lievitato a dovere, riprendere a lavorarlo un minuto e poi dare libero sfogo all'
art-attack
Muciaccesco
che è in voi
e sbizzarrirsi creando le forme che vi vengono sul momento...
io ero stata ispirata la mattina dal forum di cookaround,
capitando esattamente
Cuocere in forno preriscaldato a 170/180°c per 30-40 minuti, regolatevi col vostro benamato fornellino.
La sfida personale era quella di capire come fare il panino preferito della mia infanzia, ovvero quello che io son convinta si chiami riccio, (è quella cosa che sembra un ibrido tra fiore e fontana - definizione della Fra, coinqui testimone dell'attacco d'arte contagioso prima mio e poi congiunto mio e della Manu), ma pare essere chiamato carciofo (e dalle Sorelle Simili, quindi dovrò demordere)...
perchè da piccola (ma anche un po' adesso in realtà) mi piaceva da matti staccare gli "aculei" uno a uno (e lì uno tira l'altro che è una bellezza...).
Poi ho sperimentato anche la forma a nodino di Pip, che mi aveva entusiasmato alla prima occhiata...

sabato, febbraio 24, 2007

Pane o Torta?! That is the question...



Se la devo definire, forse lo/la definirei
"Pane allo yogurt sotto forma di Torta delle Rose" alle banane...
Sottotitolo: quando l'inventiva impazza e tutto è concesso... o quasi.
Su ispirazione “giuntami” dal pane allo yogurt di FrancescaV e su indiretta richiesta di Grasso che cola, volendo, che mi chiedeva di postare la Torta delle Rose, che in quanto mantovana sforno abbastanza spesso e molto volentieri… ho combinato un ibrido fra i due!
Ovvero, ho inventato un pane a forma di torta delle rose allo yogurt, profumato alla vaniglia… con ripieno alternativo di rondelle sottili sottili di banana, “condite” con un filino-ino di zucchero di canna dell’amato equosolidale..
Lo yogurt è naturalissimo: proviene direttamente dalla mia buon vecchia yogurtiera, di cui vado molto fiera!

Ehhh?
che ve ne pare?!
Sssstrrrrrrana...
(di Verdoniana memoria)

Ingredienti:

Per l’impasto:
450 gr farina 00
50 gr farina di riso
1 vasetto di yogurt bianco (nel mio caso casareccio!)
1 cubetto di lievito di birra
vaniglia
1 cucchiaino di zucchero
1 cucchiaino di sale
Una tazza media: metà acqua e metà latte

Per la “farcitura”:
2 banane tagliate a rondelle molto sottili
2 cucchiaini di zucchero di canna
10 gr di burro


Scaldare un minuto un pochino di latte allungato con un po’ di acqua e metterlo in una tazza con il lievito e un cucchiaino abbondante di zucchero: sciogliere il lievito e lasciare riposare 10-15 minuti… così il lievito si sveglia dal letargo!
In un recipiente fare la classica fontana con la farina 00 e la farina di riso. Aggiungere un cucchiaino di sale, il lievito precedentemente preparato col latte e, dopo aver lavorato il tutto un minutino, lo yogurt. Lavorare finché omogeneo e aggiungere un po’ di vaniglia.
Lasciare riposare almeno un’oretta.
Rimpastare un attimo e dividere l’impasto in pezzetti: stavolta mi sono venute 9 piccole rose, ma normalmente me ne risultano 7 o massimo 8, ma le faccio più grandi… de gustibus!
Stendere la striscia e appoggiarci 5/6 rondelle sottili di banana e condire con una puntina di cucchiaino di zucchero di canna (Santo patrono dei complementi di specificazione vienimi in soccorso!). Arrotolare la “rosa” e mettere nella teglia. Ripetere la stessa operazione per tutti gli altri pezzetti di impasto e appoggiare un po’ distanziati nella teglia ( di solito le metto tutte a cerchio, tranne due centrali)… lasciare lievitare ancora in forno: le rose a questo punto lieviteranno e si attaccheranno l’una all’altra formando un tutt’unico.
Se vi è avanzata qualche rondellina di banana, guarnite tra una rosa e l'altra. Accendere il forno a 170/180°C per 40/50 minuti abbondanti di solito, perché ci impiega un po’ a cuocere… ma se cominciasse a imbrunire coprire con un pezzetto di carta d’alluminio e lasciare cuocere finché è giunta la sua ora…

…e quando giunge, la si pappa!!
(ps: scusate le foto più oscene e tristarelle del solito, ma m'è impazzita la chiavetta ed è andato tutto perso... queste sono le uniche superstiti alla strage... :-((... )

domenica, febbraio 18, 2007

La Torta Angelica per festeggiare...





Ooooooooooh, oggi bisogna proprio festeggiare:
la nascita di un bel bimbino,
la fine della sessione invernale degli esami,
la laurea di Vio,
il fatto che finalmente potrò ridormire le mie sacrosantissime 8 ore!
Questa è frutto dell'inventiva del momento e dell'ammirazione per la creazione del blogger Grasso che cola che ha rivisitato la ricetta delle Sorelle Simili, che viaggicchiando un po' sulla rete mi pare di capire siano un po' universalmente ritenute delle "genie" culinarie... e dalla voglia di provarla a fare che mi ha colto immediatamente.
Si è dimostrata moooolto più facile di quanto mi aspettassi. La mia versione è ulteriormente rivisitata rispetto a quella di Grasso che cola, che già l'aveva rivista mettendo al posto di dell'uvetta e delle scorzette delle gocce di cioccolato: io non mi sono accontentata delle gocce di cioccolato, ma c'ho dovuto GIUSTAMENTE aggiungere qualcosina, ovvero mandorle e nocciole tritate... perchè insomma quando ce vò ce vò! (E poi c'è sempre la scusa dello stress da esami, che andrà pure gratificato nonchè affogato in qualche modo,no...).
Come al solito sto forno nuovo ventilato asciuga e secca anche mia nonna se non ci stai attenta... e quindi nonostante il pentolino d'acqua per creare l'ambiente umido, c'aggia fà, si è un pochino seccata! Il sapore a detta delle coinqui era un incrocio tra pandoro e panettone... mah! A me ricorda più l'impasto delle torta delle rose della mia nonna, che però mi spiace ma rimane impareggiabile e nettamente superiore...verài!

lunedì, febbraio 12, 2007

Oggi pizza "all'italiana"...


Forse la pizza classica della vita universitaria, quando all'ultimo momento non si sa che si mangerà e allora ci si butta su ciò che si trova in dispensa... e allora zucchine, patate e pomodorini per una pizza tricolore!

Home sweet home... il pane a mo' di nonna Fènchy!


Colta da un attacco di malinconia gastronomica di casa ho tentato l'intentabile... fare il pane buono come lo fa la nonna Fènchi! Inutile dire che il risultato non era a pari livelli di maestria, ma ci accontentiamo per essere un primo tentativo...