...ricetta "Fènchy-original"...
[La Fènchy, ormai si BENsà, è la mia nonna supersprint]
- un'altra ricetta tradizionale mantovana -

Oggi, quindi "La vie en rose", nella versione originale di Edith Piaf (1946)!
che centra poco tutto sommato, ma è da ieri che me la canticchio in testa...
Beh, insomma, e allora che continui a far freschino, che io mi consolo di conseguenza.
Pensavo di dover rimandare alla fine della calura estiva, tipo minimo settembre, per avere voglia di fare una Torta delle Rose come si deve, non perchè sia difficile, anzi, come impegno è poco più di quello per fare il pane, però è una preparazione a più riprese, con allenamento di bicipite, [voi donnine macchina-del-pane munite secondo me siete già un pezzo avanti!], insomma roba squisitamente da NON farsi se fa eccessivamente caldino, c'è anche quell'oretta buona di forno che ti schianta a terra solo al pensiero sopra i 30°...
La torta delle rose mi sa che la conoscete già, perchè ogni tanto la vedo sbucare bella bella in qualche blog, con immediato svenimento mio, però di base credo sarebbe tipica della mia Mantova
o zone limitrofe ed è
SENZA DUBBIO ALCUNO
(non c'è sbrisolona che tenga, questo è COMFORT FOOD fatto e finito, mica bruscolini!)
quella che più mi attiva qualsiasi tipo di memoria,
memoria olfattiva in primis,
e il computerino focalizza all'istante la cucina della plurinominata nonna Fènchy,
poi quella tattile,
per le sensazioni ultraterrene che dà spezzare una fetta di esemplare di torta fatta dalle venerande manine della suddetta nonna
[che non centra manco da lontano con i risultati che vengono a me, tutt'altra storia... tutt'altri "suoni" e sensazioni... Una si può anche impegnare finchè ne ha voglia, ma manine con 72 anni d'esperienza in materia non è che si eguagliano con niente...],
poi quella visiva perchè le torte, ma anche un po' tutto il resto, di mia nonna hanno la capacità di avere delle dimensioni ciclopiche e di saziare equamente le sue tre care figliolette e relative famigliuole per svariate colazioni successive...
perchè è lì,
appena svegli,
scaldata un attimo in forno che la torta delle rose
[essendo come di'...un attimino sostanziosa]
dà le maggiori soddisfazioni, profumino celestiale e consistenza intatta per parecchi gorni... E la Fènchy che prima la faceva non dico tutte le domeniche, ma insomma poco ci mancava, adesso non me la fa più perchè la cuginina 2-enne, e sottolineo 2-ENNE, fa violenza psicologica e sciopera se quando arriva a casa della nonna non c'è SEMPRE E SOLO la "torta gialla", ovvero la torta cùn l'òi, altro must di casa, che avevo già tentato di sperimentare qui... Ora dico, buonissima anche quella e va bene che la menzionata cuginina-Polly-pocket è un ariete ascendente capricorno, PERò IO RECLAMO la mia DOSE, perchè sì di droga palesemente trattasi, di torta delle rose ogni tanto...e da un paio d'anni, appunto le sfornate di questo tipo si contano sulle dita di 1 mano... UFF! Cosa mi tocca di sopportare!! ;-)))
Basta, questo era uno sfogo... (metereopatia esci da questo corpo!) ma in questo caso per fortuna è arrivata l'ondata di freddo siberiano che ti fa venir voglia di recuperare all'insegna mali estremi-estremi rimedi e del chi-fa-da-sè... oh mò lè!
Ingredienti:
(ricetta della Fènchy, si salvi chi può!!)
200 gr burro (100 gr per l'impasto e 100 gr per la cremina... ma anche un po' meno)
200 gr zucchero (100 gr per l'impasto e 100 gr per la cremina)
3 uova
1 panetto lievito di birra
mezza tazza (abbondante, aggiungo io) di acqua
farina 00 q.b. (la Fènchy va a caso, io ho usato circa 500 gr + 3 bicchieri per capirci)
(facoltativo, però dà un'aria più raffinata: una cucchiaio di zucchero a velo per decorare)
Procedimento:
Sciogliere il lievito di birra in mezza scodella di acqua tiepida con due cucchiaini di zucchero (ma abbondante, aggiungo io, perchè mia nonna ha perfino le tazze in versione magnum...). Impastare con la sola farina (e giù olio di gomito!!) per qualche minuto e lasciare riposare in un luogo caldino per 1 oretta.
In una ciotola unire 100 gr di zucchero e 100 gr di burro a temperatura ambiente e passare con la frusta, poi aggiungere le 3 uova e mescolare ancora bene. Aggiungere questo composto all'impasto stile lievitino di prima e rimpastare il tutto, aggiungendo della farina (Q.B.: qui la Fènchy non si sbottona, gli unici aggettivi che sono riuscita a estrapolarle sono "C'la gà da èsar (che deve essere, n.d.t.) SODA", ma MORBIDA... andateve a fidà! Quando avete raggiunto questo tipo di nirvana godereccio dell'impasto, lasciate riposare ancora minimo 1 altra oretta.
A questo punto dividere l'impasto in 7/8 parti uguali e formare le rose così: stendere delle strisce alte massimo 1 cm, lunghe e non molto larghe e spalmarvici su tutta la lunghezza una "cremina" che avrete preparato con i restanti 100 gr di burro e 100 gr di zucchero, aiutandovi con un coltello (e lì Sì CHE SI RAGIONA... e si apprezza la maestria: anni e anni di stesure di fette di pane e nutella DANNO I LORO FRUTTI, assicuro.. per esperienza personale!) e arrotolatele a mo' di rosa, appunto. Poi trasferitele un pochino distanziate nella teglia che avrete imburrato e infarinato, oppure (per convincersi di risparmiare 3 calorie.. come la sottoscritta, vabbeh...) ricoperto di carta da forno. Io ne ho messe 6 intorno e 2 centrali, ad esempio.
Lasciare riposare ancora un'ora e vedrete che le rose cresceranno e si uniranno tra loro... e cominceranno già a spargere per la casa un profumino briochoso che mi viene il bavino solo al remoto pensiero...
Poi mettere nel forno preriscaldato e cuocere a 150°C per circa un'ora. Però attenti: se vedete che comincia a colorirsi troppo copritela con un po' di carta d'alluminio e lasciate ancora cuocere finchè dorata. Lasciare raffreddare qualche minuto e poi, se vi piace, spolverare con un po' di zucchero a velo...
E BUONA GODURIA ASSICURATA!!