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martedì, luglio 10, 2007

Rimpatriate Pisane

Riassunto fotografico con A) autoscatti plurimi in stile Blair witch project, B) revival della scena di Jessica di "Viaggi di nozze" di Verdone con la banana al ristorante.. presente?
va beh, noi ci siamo limitate al bar... e C) lezione delirante di ginnastica on the beach..in questo caso più on the grass, della Fra...
dovete capire che il caldo fa brutti scherzi...
;-P

Stavolta i Cake con "Perhaps, perhaps, perhaps" (1996), fantastica cover, perchè Sonia si è messa a cantarla tra il lungofiume e i portici... e giù di coretti!
PISA: C'ero stata da piccola, poi pochi mesi fa a marzo, ma avevo visto poco per forza di cose e ci sono ritornata un'altra volta e stavolta mi è proprio piaciuta!
Sabato scorso parte dell'allegra brigata-coinqui "rincoglionite dal troppo caldo" ha fatto una gitarella a Pisa, per dare un bacino ad Heidi, nostra ex-coinquilina, donnina austriaca in arrivo, munita di fidanzato Mirko, direttamente da Vienna per prendere, la poverina!, un traghetto Livorno-SARDEGNA per due settimane..uff!!
Dopo che lei c'era venuta a trovare a marzo , le avevamo promesso che saremmo andate noi a trovarla... ma il fantastico post-it che ci ha appiccicato sul frigo con le offerte low-cost per i voli per Vienna è ancora parcheggiato lì,quindi un paio di settimane fa in msn mi ha intimato di comvincere le altre pulzelle a farci una gitarella per farci perdonare e raggiungerla per un salutino veloce... se no ce menava! Convinte almeno Fra e Sonia, siam partite, ovviamente facendo le nostre inimitabili volpate di uscire di casa in ritardo, per poi correre come pazze scatenate per quel paio di chilometri che portano da casa nostra alla stazione, ma mica due chilometri da padania, no, 2 km senesi, che sono un saliscendi assicurato che per un'antisportiva come me significano scene da risata assicurata con rantoli agonizzanti da mal di milza che ve lo raccomando! ;-)))
Ovviamente poi, mandato un sms agonizzante alla Ietti anche lei alle prese con il fantastico mondo dei ritardi delle fs, (Iettiiiiii, m'è troppo spiaciuto non esserti venuta a salutare domenica, ma ero collassante a letto con pressione raso terra e stanchezza arretrata.. gioventù assolutissimamente bruciata! AMMETTO! Perdono perdono perdonoooo con CaterinaCaselliana enfasi!), salite sul treno al pelo con la lingua a terra per l'impresa agonistica, il treno è partito con più di 20 minuti di ritardo, come è ovvio che sia, scene più che ripetute al ritorno ovviamente, ma dopo anni e anni di fs e bonus di risarcimento sono un'esperta in materia e parto assolutamente munita di cuore in pace e pace dei sensi o più che altro delle incazzature in tasca, con la consapevolezza di non sapere non solo quando arrivo, ma di solito manco quando parto, ma so' sempre dettagli! Basta partire col lettore mp3 stracarico, un bel libricino e l'immancabile rivistina di cucina, il cui acquisto è un rito prima di ogni viaggio semi-lungo con qualsiasi mezzo, a costo di perdere il treno. Stavolta mi ha ispirato la serie oro di cucina moderna di questo mese, su pomodori, melanzane e peperoni, fenomenale!
...Vaniglietta, Sonia, Fra, Heidi: sul prato dei Piazza dei Miracoli, all'ombra della Torre di Pisa e del Battistero...

Nell'attesa dell'arrivo dell'Heidina con "consorte", l'abbiamo buttata sul culinario:

- appena arrivate siamo capitate in un mercatino della frutta in una zona di Pisa particolarissima, che a Pisa proprio non sembrava di essere, dove da marito e moglie indiani troppo belli e gentilissimi abbiamo comprato, da personcine serie, pesche e banane per gli spuntini della giornata,
- seconda colazione con sfogliatina di riso alla crema e caffè macchiato, come da foto,
- ho assaggiato uno dei piatti tipici, la Focaccia con la cecina, nel localino dove, a detta di un'amica di Fra che ci studia da anni e che ce l'ha assicurato, lo fanno meglio... ma non mi ricordo il nome del posto!! [Però mi ricordo come tornarci, che è ciò che importa..;-P]. Buonissima, droga pesante quasi quanto il ciaccino di Siena;
- ho scovato per caso una gelateria fe-no-me-na-le sul lungofiume, dove ho mangiato uno dei gelati più buoni della mia vita... lì, rinfrescato il neurone col gelato, mi sono ricordata di prendere il bigliettino, sono addirittura muniti di sito:
Gusti???
io: - CREMA DI ZAFFERANO
- LIME E MENTA (vera, in tante fogliolineeee...commovente!!)
Ovviamente ho assaggiato anche quelli delle compari... ;-D
Fra: zafferano come il mio, e VANIGLIA DI TAHITI... bòòòna!
Sonia: granita al THE VERDE E MENTA, il the verde si sentiva ed era fantastico!
Li vorrò assolutamente ricreare, quando avrò regalato la gelatiera a mia mamma...

Poi abbiamo finalmente recuperato Heidi e Mirko, che dopo 11 ore di macchina di cui parecchie di coda nella zone di Mestre, ovviamente, sono arrivati e ci siamo corsi incontro con scene degne delle migliori carrambate... Mirko, sei sempre un mito: ogni volta che ci vediamo ci regala una confezione di Toffifee... inutile dire che HA CAPITO TUTTO DELLA VITA... o anche solo di chi si ritrova davanti! Cavolo, l'abbiamo sfruttato come fotografo e gli abbiam fatto manco una fotina... vabbeh, ELOGIOOOO a mille sempre e comunque, noi tifiamo lo sposalizio da mò! (E siam già giunti alla convivenza, vedi che ci prendiamo con le amorose previsioniiii! ^-^).
Heidina bella, brava e austriaca inside come sempre, ci fa sempre schiantare... la prossima volta se non veniamo noi a Vienna ce puoi ufficialmente menà!
Detto ciò, sono pure un po', oltre che patata e carota, donna ravanello, ho chiuso il cerchio...
LA DONNA RAVANELLO.

Piccola di statura,
veloce di pen­siero,
disillusa di cuore.
In qualsiasi situazione trova il modo di arrangiarsi.
È spiritosa e sagace.
Disordinata,
non ama le convenzioni
e detesta le interminabili sedute dal parrucchiere.
Per fare prima si tinge la chioma in ca­sa,
da sola,
a suon di henné.
Vista l'imperizia,
il risultato è spesso una
stravagante nuance ravanello pallido.
Gli uomini la credono fragile e indifesa,
e pensano di portar­sela a letto facilmente.
Illusi.
Basta un morso per capire quanto è forte.
Non sa cosa siano le cotte,
lei.

Tratto da : Luciana Littizzetto, "La Principessa sul pisello", Mondadori, Milano, 2002

martedì, luglio 03, 2007

2 Luglio: un Palio come dì... stRRRano!



[Siccome a Siena cantante significa sempre e solo Gianna Nannini, ed ha vinto la sua contrada, ma radioblog non mi vuole sbolognare nessuna sua canzone, oggi ci spiaccichiamo i
Queen, "We are the champions"...
che in caso di vittorie ci sta sempre, poi i Queen ci stanno sempre un gran bene con qualsiasi cosa... ;-D ]

Allora, ormai non è che uno si stupisca più di niente, però...

C'ho ufficialmente un casino di contrade nel cervello.
E avviso che ho qualche annetto di arretrati, quindi questo post sfogoso sarà anche più blogorroico del solito... chiedo umilmente venia!
E siccome in questi giorni non ho avuto molto modo di cucinare qualcosina di interessante, o meglio ho cucinato, ma le solite cose veloci solo con qualche variante del momento, quantità industriali di pizza impastata dopo pranzo per cena per accontentare tutte le pulzellette, risotti fantasie, paste collettive etc etc, facciamo una digressione in tema senese.

Ieri, 2 luglio, c'è stato il primo Palio, il prossimo sarà il 16 agosto. Un Palio tra i più strrrani che io abbia mai vissuto, dal vivo, o in televisione.
Qui ad esempio c'è una cronaca molto più comprensibile della mia di quello che è successo.
Da piccola son venuta una volta sola a Siena e me la ricordo benissimo, nonostante avessi cinque anni, perchè soffrendo di vertigini, adesso un po' meno, mi han fatto salire sulla torre e ovviamente ho pianto come una disperata, incompresa come pochi, con tanto di foto comprovanti di mio padre che mi porta in braccio, e con la mia faccia sbattuta contro di lui pur di non vedere niente, per gli ultimi scalini dopo un mio rifiuto categorico, perchè già allora ero testona, e hanno avuto pure il coraggio di farmi mettere in posa col vuoto e il panorama dietro con io che ho una faccia da "mò ve devo menà?!?" notevole, peccato che quella foto ce l'abbia a casa, perchè se no ce l'avrei spiaccicata per rendere l'idea.
E mi ricordo benissimo di quando siamo scesi e io ero ingrillata come poche volte e per zittirmi mi hanno fatto scegliere una bandierina del palio... avevo scelto quella della contrada del
Drago, verde, giallo e rosa antico (mai sia che vi salti fuori che quel colore è fucsia! La sottoscritta è la regina delle occasioni di essere menata, per fortuna mai andate in porto... è che io non mi ricordo mai di essere circondata da persone con senso dell'umorismo poco elastico e molto facilmente offendibile... classico esempio di figura retorica chiamantesi eufemismo) e ci ho giocato per un sacco di tempo.
Poi vengo a Siena per immatricolarmi dopo poco meno di tre lustri e dormo più o meno nella contrada dell'
Istrice, quindi in teoria dovrei simpatizzare per quella contrada, perchè "si appartiene", senza poi tanti virgolini [cito un documentario sentito ieri "Bambini, voi non vivrete nella contrada, vivrete PER la contrada"... inquietante prospettiva, dico io] , alla contrada in cui si dorme per la prima volta a Siena.
Poi per un mesetto ho abitato in una casa vicino alla contrada del
Bruco, evabbeh.
Subito dopo mi sono trasferita in questa casa, dove ancora sto, nella contrada della
Torre... che guarda caso dopo ben 44 anni arrivo io e vince. Oooook-vaaabene.
Ieri invece la Torre nemmeno gareggiava, ma, il che è PEGGIO, gareggiava a estrazione l'
Oca, una delle loro peggiori nemiche... [ah, che, per inciso, è la contrada della Gianna Nannini nazionale], poi evito di raccontarvi cosa si combinano 365 giorni all'anno tra contradaioli delle contrade nemiche perchè non son robe degne di lords e ladys, manco medievali, per capirsi. Proprio no. Allucinanti. Uno non ci crede se non ci vive.
Al che mi sono piazzata nello spicchio di piazza del
Nicchio, sembrandomi normalmente tra i meno schizzati e pronti alla man di botte... poi dopo un pomeriggio tranquillissimo in piazza dalle 16.00 alle poco prima delle otto, quando le cose cominciano a complicarsi, felicemente confermata la loro apparente tranquillità, escono i cavalli e cominciano a posizionarsi. E si capisce che non credono proprio di vincere, son troppo tranquilli per i miei gusti. [Nonostante in città si vociferasse abbastanza il loro nome...]
Ho visto di parecchio peggio, ma insomma quasi un'oretta di preparazione perchè la
Civetta non si degna di mettersi in linea in piazza si regge parecchio meglio che davanti al televisore, rizzando il lanternino linguistico tra svagonate di turisti americani che abbozzano ipotesi psicologico-comportamentali sui cavalli non capendoci 'na mazza di quello che succede, essendo il tutto detto da altoparlanti autoctoni senesi (che anche da italiana ce ne vuole per capire la parlata a perfezione, ve lo assicuro), gente capitata a caso in piazza e che si ingegna per uscire ma ormai c'è chiusa dentro perchè han già chiuso i cancelli, e soprattutto commenti di sciùr e siùre senesi impermalositi dall'abbondanza di indegni-non-ariani-senesi nella LORO Siena, che partono con le invettive contro gli studenti, i turisti, il mondo, ma in quel particolare momento sul Palio (che è anche il nome dello stendardo, che non mi viene il nome e spero nessun senese legga mai qui perchè rischierei n'artra volta il linciaggio all'istante, che è il premio per il vincitore, ed è ogni anno creato da un artista diverso, di solito senese), secondo me davvero molto bello e colorato, uno dei più belli, secondo loro ovviamente troppo innovativo, non ci sono più le tradizioni, non ci sono più le mezze stagioni, si stava meglio quando si stava peggio, e allora pure mia nonna Fènchy se c'avesse le ruote sarebbe una bella carriola, ma vabbeh. Fatto sta.

Insomma poco dopo la partenza si capisce che sta vincendo palesemente l'Oca (a parte constatare sul campo che il fantino si gira un po' troppe volte e rallenta un tantino troppo spesso rispetto al Nicchio, che è quello subito dopo, ma teoricamente molto distanziato)... e così dalla prospettiva del mio angolo sembrava all'arrivo, poi qualche secondo dopo nella nostra fetta di piazza, quella appunto del Nicchio, ci sentiamo travolgere da un ragazzo che urla "no! Siamo noooi!" e cominciano gli abbracci, i pianti e giù di ogni... noi incredule che ci chiediamo come mai possa essere, va beh che siam lontane dal traguardo, però. Ma in effetti un secondo dopo al Municipio tirano fuori la bandiera del Nicchio e per due minuti il delirio, gente aggrappata, cori di insulti tra Nicchio e Torre contro l'Oca e giù di maremme. Yuppiduz.



Tempo proprio un paio di minuti e ancora il ribaltone. Le maremme e gli insulti comincia a ribaltarsi nel senso Oca versus Torre. Gente che si mena, gente che piagne, picco di affaroni alla telefonia mobile causa contradaioli che si chiamano per complimentarsi, insultarsi, capire cosa cavolo sia successo e perchè adesso al municipio stiano ritirando la bandiera del Nicchio e mettendo quella dell'oca.

MMMMmmMboh, dicchiù nin zò.

Assodato che vogliam tornare a casa per capire cosa sia successo, tanto c'è il canale civico di Siena che ritrasmette i 3 giri 24orealgiorno365giorniall'anno e GIURO che non sto assolutamente esagerando. Provare per credere.

Tornando a casa vediamo i torraioli con varie tipologie e gradi di incacchiamento:

A) Gente con mani nei capelli e sguardo da ebete fisso sul vuoto che piange a mo' di disgrazia, non animale domestico, No-No, proprio a livello di progenitore passato a miglior vita;

B) maremme di ogni sorta, incluso bambini di 3 anni parecchio scarsi che tirano fuori delle madonne a me del tutto sconosciute... roba che fossero miei parenti, peggio figli, gli avrei fatto un discorsino dei miei;

C) gruppi di torraiole riunite sotto le finestre al piano terra delle case per rivedere da fuori in massa in tv l'arrivo alla moviola e inveire contro la decisione della giuria.
...


Non commento ulteriormente perchè mi rendo conto che dall'esterno si possa capire ben poco, ma a viverci dopo il primo annetto in cui vedi solo l'aurea romantica delle tradizioni, cominci a capire che meccanismi psicologici ci stiano dietro a questo strano esempio di umanità che sono i ventimilaequalcosa senesi autoctoni, quanto parecchio meno romantico sia, rimanendo sicuramente affascinantissimo fin per carità, quanto di animalesco e in realtà piuttosto rabbioso ci stia dietro, quanto da casa non si sentano i fantini che "parlano" prima, quanto non si possa manco vagamente intuire quanto la sonante monetina centri più di tutto le sopraelencate messe insieme.


Siena si risveglia e vive veramente due giorni l'anno: il 2 luglio e il 16 agosto. Ma si concentra per benino pure gli altri, perchè gli altri 363 di giorni ventiquattro ore al dì sono di preparazione per quei pochi minuti di totale e frenetica irrazionalità, quando improvvisamente i senesi, tendenzialmente passivi e pesantissimamente arcilamentosi, si trasformano, ed è meglio essere preparati onde evitare.

Sarà meglio tornare alle cose più terra-terra va, verso l'orto magari, cara Litti...


LA DONNA ZUCCHINA.
Alta o bassa,
lotta sovente con pro­blemi di
cervicale
o ernie del disco.
È cresciuta storta,
col­pa della cattiva postura
e delle cattive compagnie.
Da gio­vane era un fiore.
S'è fatta sbattere
e farcire in tutti i modi,
e così è appassita presto.
Rimane una donna tenera,
ma toc­ca ammettere che non sa di tanto.
È tormentata dall' ansia
ed è costretta a ripetute visite alla toilette
per veloci pipì.
Deve tuffarsi
in un amore denso e pesante
come la pastella
per riacquistare sapore.
O friggere nell' olio.
Completa­mente panata.

Tratto da : Luciana Littizzetto, "La Principessa sul pisello", Mondadori, Milano, 2002


mercoledì, giugno 27, 2007

Dicevamo?!... ah, del Tiramisù triplo

Mi ero scordata di mettere fotine comprovanti l'allegra "brigata coinqui", mica tutte ma insomma le meglio, che si concede 'na bella gitarella domenicale alle terme giusto quel tanto per rosolarsi da brave pirlotte e squamarsi per benino.
Con facce rinco in treno da poche ore di sonno prima, con facce rintro da troppe ore di sole e zolfo poi...
ORDUNQUE dicevamo...
Che ve stavo a racconta' del tiramisù triplo.
Che poi è un tiramisù canonico... però triplamente slurposo, perchè quando ce vò ce vò
[ecco, magari spesso].

La
canzoncina di sottofondo oggi facciamo che sia degli
U2,
amatissimi dall'infanzia in poi,
"Where the streets have no name" (1987),
troppo bella e con un inizio da urlo...


TIRAMISù AL TRIPLO CIOCCOLATO
75 gr cioccolato bianco
75 gr cioccolato gianduia
75 gr cioccolato al latte con nocciole a granella
3 uova (3 tuorli + 3 albumi)
1 pizzico di sale
5 cucchiai di zucchero semolato
500 gr mascarpone (EH!?Lo so.. era un compleanno!!SshhHh!)
1 confezione da 400 gr di savoiardi
(io sono e rimango della scuola di pensiero dei Pavesini,
ma cosa deve fare una per delle coinqui??! ;-P )
3 tazzine di caffè ristretto
latte q.b
un paio di cucchiaini di cacao amaro
Procedimento:
Dai che son brava e lo riporto per onor di cronaca, però lo so che un tiramisù lo sapete fare meglio di me, brave cuochette e bravi cuochetti miei.
Montare i 3 tuorli d'uovo con i cucchiai di zucchero (c'è già "parecchio" cioccolato, quindi si può quasi quasi evitare, o comunque non abbondare troppo), poi aggiungere il mascarpone e mixare ancora finchè ne risulta una crema omogenea. Aggiungere 3 o 4 cucchiai di caffè e mescolare ancora. Tritare non troppo finemente i cioccolati (perchè, ovviamente, visto che son parecchio prevedibile, a me piace il "crocco" del cioccolato in bocca, ma se si preferisce si può tritare di più!) e aggiungerne alla crema circa 2/3 (si va a occhio.. a me piace anche un bel strato in perfetto stile "tempestato di diamanti" sopra, con poco cacao, ma regolatevi di conseguenza se preferite la superficie più cacaosa e meno cioccolatosa. Per ultima cosa amalgamare bene i 3 albumi montati a neve fermissimissima con un pizzico di sale.
Ora comporre il tutto partendo da uno strato di savoiardi imbevuti velocemente nel caffè e in un po' di latte (q.b.), poi un po' di crema e così via fino ad esaurimento della crema.
Con queste dosi a me è venuta una teglia media (che si vede nelle foto nel post precedente, se può essere d'aiuto), un'altra piccola teglia e un piatto (che si vede anche lui nella foto) fatto sul momento per essere azzannato altrettanto all'istante da coinqui ansiose e non in grado di aspettare quel tempo necessario al raffreddamento... ( ;-*).
Sopra cospargere con poco cacao amaro in polvere e SOPRATTUTTO, lì viene il bello (ma anche buono) con il resto dei 3 tipi di cioccolato supergoduriosamente slurposoooooo!
Mettere in frigo e lasciare raffreddare per un pochino di tempo, insomma finchè resistete alla tentazione dell'azzanno!

Un attimo che è il caso che vada a magnarmi un quadratino che il solo vago ricordo mi ha fatto venire un mancamento...
Uhm, sì, torniamo a fare le personcine "serie", ricomponiamoci, che è meglio. [Con PuffoQuattrocchiesca enfasi...]
Oggi si va di patata, perchè io si sappia son mezza carota e mezza patata, sia nella veste un po' pirla che in quella un po' tenace. [Però, già Danielito (Silvestri), magister vitae, disse "Aò, so' testarrrrdo, ma mica so' cojoneee", ecco, chi vuole intendere...]

LA DONNA PATATA.

La donna patata è un po' pirla.
Dicia­mocelo.
Sarà che ha la pelle sottile
e ci vuole un niente a ferirla.
Se si innamora è fritta.
O bollita.
Dipende dai mo­menti.
È una fuoriclasse in materia di cotte.
Può levarsi la pelle,
per amore.
Quando si incapriccia di un maschio si abbandona ciecamente tra le sue braccia,
si sottomette,
diventa arrendevole
ed è in grado di farsi schiacciare fi­no a ridursi a purea.
Le donne patata americana sono le più resistenti. Le puoi ferire,
disprezzare,
abbandonare.
Ma loro son tenaci.
Con un po' di luce e un po' d'acqua
sono in grado di germogliare per tutta la vita.

Tratto da : Luciana Littizzetto, "La Principessa sul pisello", Mondadori, Milano, 2002

giovedì, aprile 19, 2007

Trasferte pasquali: SEVILLA


Una gita sociale ogni tanto ci vuole:

e allora...
vi spiaccico qualche fotina e
vi racconto di

Sevilla!
Sottotitolo:

come capitare a Sevilla la settimana più incasinata dell'anno intero spagnolo, peggio che peggio là, in una delle città più religiose del suolo iberico, se non la più...

(wikipedia docet, il nostro ostello era gusto su quella strada... yuppi!!?).

Nel cuore della notte del 31 marzo scorso
io, la coinqui Fra e la At, dopo aver festeggiato la mia cuginina, ci siamo appropinquate verso l'aeroporto... dopo aver dormito

BEN

un'ora e mezza,

per fare il nostro bel check-in

e partire poco dopo le 6.00 am alla volta di Sevilla, Spagna!

La trasferta è stata proprio breve... siamo ritornate il 4 aprile mattina
(dopo aver passato una notte fuori dall'aeroporto a bivaccare in stile barbons...
ragion per cui dopo quasi 3 settimane ho ancora rimasugli dell'influenza più allucinogena della mia vita: otite, raffreddore, tosse, febbre, nausee, voce da trans e chi più ne ha...
ma questa è un'altra storia...).
Beh,
a me la città è piaciuta proprio tanto,
però se dovessi riassumere la trasferta in una parola...
Verdonianamente direi che ce sta 'na parola sola:
strrrrrrrana.
Contraddistinta dalla sf.. ortuna,
dalle figure assai magre,
dalla sonno con la S maiuscola,
ma soprattutto dai
NAZARENOS...
che, fin per carità, ma li si sogna ancora di notte...
50 000 anime incappucciate a mo' di Ku Klux Klan,
santissimo!
Ed avere l'ostello sulla via principale comodo sì,
in teoria,
però nell'unica traversina chiusa non raggiungibile se non dall'entrata,
dove per l'appunto c'erano vita-natural-durante ste benedette, e mai parola fu più adatta, processioni dei Nazarenos coi baldacchini con le Madonne o Gesù e tutta la banda (musicale e umana)...
Kilometri e kilometri di gente stipati come sardine che camminano a 2 passi l'ora,
le prime ore emozionante, quasi commovente tutta la partecipazione sentita della popolazione,
degno dello stile sacrale del Palio a Siena,
ma poi dopo un po' 'na traggggèdia.
Insomma ci stiamo ancora riprendendo adesso dallo shock inaspettato o perlomeno previsto in dimensioni decisamente inferiori!